Un vessillo medievale agghindato con due candele accese posate su due teschi su cui cola la cera ci introduce alla violenza bellicosa degli Unearth.
Il disco in questione è “III: In The Eyes Of Fire”, terzo lavoro per la band Massachusetts, che fonde al suo interno la cattiveria esplosiva del metalcore, la velocità del death metal svedese, la ritmica martellante del thrash metal e assoli di chiara di matrice maideniana.
Il tutto sottolineato, rimarcato e esaltato dalla produzione di un certo Terry Date: un nome che potrebbe non dirvi niente. Ma se vi dico che è colui che ha prodotto “Vulgar Display Of Power” dei Pantera, colui che è autore delle produzione pompatissime di Korn, Deftones e Suondgarden capite quello che intendo.
E che dire della band…
A prescindere dal songwriting molto ispirato, le due chitarre la fanno da padrone macinando riff devastanti come nella velocissima “Giles” supportate dalla mastodontica sessione ritmica (si ascolti “Bled Dry” ad esempio) che seppellisce l’ascoltatore come una frana che si stacca dalla montagna e distrugge tutto ciò che trova lungo il suo cammino.
E non dimentichiamoci di Trevor Phipps, il singer che con la sua voce incazzata riesce a lasciare il suo segno in ogni song del platter senza dover far ricorso alle clean vocals per rendere più accattivante il tutto: Trevor la cattiveria ce l’ha dentro.
Sia chiaro questo album ben poco si discosta dai canoni tipici del metalcore statunitense, ma un pizzico di originalità e una miscela omogenea tra le varie influenze elevano “III: In The Eyes Of Fire”, e con questo gli Unearth, su un piedistallo che permette loro di osservare l’intera scena metalcore con un occhio di superiorità.
Recensione di Dimitri Borellini
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.