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Spock´s Beard - "Spock´s Beard" (Inside Out /Audioglobe)

Line up:

Alan Morse – Guitars
Ryo Okumoto – Keyboards
Nick D'Virgilio - Vocals/Drums
Dave Meros - Bass
 

voto:

7,5
 

recensione

Per un amante delle sonorità violente e cattive come me recensire un disco come quello di cui mi appresto a parlavi è davvero ardua impresa. Cercherò comunque di essere il più obiettivo possibile.
Gli Spock’s Beard si presentano al nono lavoro in studio con un album omonimo, il terzo dopo la dipartita di Neal Morse. Ma proprio il titolo dell’album è il primo chiaro segnale del distacco dal passato, del tentativo di lasciarsi definitivamente dietro alle spalle l’incombente figura di Morse.
Già dall’apertura affidata a “On A Perfect Day” si può assaporare il marchio di fabbrica della band, ma si può anche notare l’abbandono quasi totale delle sperimentazioni moderniste, come si era già potuto vedere sul precedente “Octane”. Nick D’Virgilio sembra ormai essere diventato il leader indiscusso della band, con la sua voce dosata alla perfezione e la sua batteria che è sempre, e spesso quasi arrogantemente, in primo piano.
Gli Spock’s Beard sono comunque il gruppo dei fratelli Morse e della chitarra di Alan Morse si può godere sulla strumentale “Skeletons At The Feast”. Poi, lungo gli interminabili (veramente troppi) 78 minuti della durata dell’album trova spazio l’immensa suite in quattro parti “As Far As The Mind Can See”, dove il lavoro alle tastiere di Ryo Okumoto è disumano, ma questo aggettivo forte è valido anche se riferito alle doti tecniche di tutti i componenti della band.
Ma la proposta di questi “mostri” non si limita al progressive rock, difatti si sprecano le influenze blues (come in “Sometimes They Stay, Sometimes They Go” e in “Slow Crash Landing Man") senza dimenticare il jazz, il soul e il funk.
Per trarre un giudizio conclusivo mi sento di consigliare vivamente questo album a tutti gli amanti del prog rock moderno, di invitare all’ascolto gli amanti dei grandi del passato (Genesis e Yes su tutti) e di tenersi lontano ai fan dell’headbanging…anche se song come la ballad “All That’s Left“ possono accompagnare i momenti di relax di qualsiasi ascoltatore di buona musica che abbia ampie vedute.

Recensione di Dimitri Borellini

tracklist

  1. On A Perfect Day
  2. Skeletons At The Feast
  3. Is This Love
  4. All That’s Left
  5. With Your Kiss
  6. Sometimes They Stay, Sometimes They Go
  7. The Slow Crash Landing Man
  8. Wherever You Stand
  9. Hereafter
  10. As Far As The Mind Can See
  11. Part 1: Dreaming In The Age Of Answers
  12. Part 2: Here’s A Man
  13. Part 3: They Know We Know
  14. Part 4: Stream Of Unconsciousness
  15. Rearranged

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