C'erano una volta i Gandalf, death metal band finlandese guidata da Jari Hurskainen. Dalle ceneri del gruppo sorgono quasi immediatamente i The Scouger, che pur mantenendo elementi death nelle linee vocali in particolare, è invece più improntato ad un thrash dalle sfumature moderne, che strizza comunque l'occhio più volte esplicitamente ai maestri americani della bay area.
"Blind Date With Violence", uscito in Finlandia ad inizio anno, è stato registrato nuovamente per la nuova etichetta per essere distribuito anche all’estero. L’album contiene infatti ben sette tracce bonus, di cui due sono cover (di Slayer e Testament), ed altri tre sono brani suonati allo scorso Tuska Open Air.
Si parte con “Grading:Deranged”, preceduta da una breve intro, “Decline Of Conformity”. Il ritmo veloce e le pesanti chitarre richiamano vagamente gli Exodus di Gary Holt, pur con il marchio della voce di Jari ed i suoi scream, che già avevamo avuto modo di conoscere con “Rock Hell” dei Gandalf.
I riff di Timo Nyberg e Jani Luttinen sono la solida base su cui poggiano le canzoni della band, potenti e rabbiose, mentre la voce velenosa di Jari imperversa tagliente e le martellate di Seppo Tarvainen, un drummer che guarda caso per capire da chi prende ispirazione è soprannominato “Lombardo” (anche se un paragone tra i due mi sembra un tantino azzardato), cadenzano questa raffica di energia. A contorno del tutto il basso di Kimmo Kammonen, ultimo entrato nella band.
Tra pezzi come “Maximum Intensity” e la assassina “The Oath And The Lie”, a mio parere tra i migliori dell’album, l’impressione è quella di una band che sa il fatto suo, almeno in quanto a tecnica ed a livello compositivo. Senza essere troppo innovativa o originale, è una proposta onesta e convincente, che rende questo “Blind Date…” un buon disco d’esordio.
La voce del singer si adatta perfettamente alle sonorità della band, con queste ritmiche incalzanti e volte travolgenti che sono protagoniste per tutto l’album. Altra canzone interessante è “Pain Zone”, caratterizzata da un refrain dalle tinte oscure e supportata da pregevoli passaggi delle due chitarre. “Exodus Day” ricorda invece in alcuni momenti l’ultimo dei Kreator, mentre a chiudere ufficialmente il disco vero e proprio ci pensa l’ottima “Feast Of The Carnivore”, basata sui soliti riff mitraglianti e i giusti cambi di tempo, prima di chiudere sulle sole note di un piano.
Passiamo così alle bonustrack, a partire dalla personale interpretazione della slayeriana “Ghosts Of War”, e di “Over The Wall” dei colleghi Testament, entrambe abbastanza interessanti e degnamente eseguite. Seguono altri due pezzi originali, le lunghe “The Greediness” e “Black Worms”, escluse dalle nove tracce di base dell’album forse per esigenze di produzione o di spazio, dato che avrebbero potuto tranquillamente integrarsi con le altre. Per finire ecco poi le versioni live di tre tracce del disco, durante l’esibizione della band al festival estivo più famoso di Helsinki.
Quello dei The Scourger è dunque un buon debutto, senza strafare e senza scadere nel banale, da parte di una band composta comunque da musicisti già rodati e ben dotati tecnicamente.
Recensione di Marco Manzi
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