Qualcuno dei metallari più classicisti, si ricorda per caso di una band all’hard rock dedita proveniente dall’Australia? suonavano qualche anno fa, e hanno scritto una canzone con un titolo tipo autostrada per l’inferno.
Chi? Come dici? Gli AC/DC?
Gli AC/DC! Ecco chi erano, certo avete ragione, sono proprio loro.
Dato che li conoscete vi ricorderete anche il nome di uno dei loro più importanti album.
Come? Back in black?
bravi siete preparatissimi.
Ebbene passando alle cose serie, quello che mi sto per accingere a recensire non è l’ultimo album di questi sempreverdi rocker australiani, ma bensì l’ultima fatica dei deathster tedeschi Debauchery. Dunque a questo punto vi starete chiedendo che cavolo centra quella tirata sugli AC/DC iniziale?
Continuate a leggere e vedrete che centra eccome se centra: i Debauchery hanno titolato questo loro ultimo album Back in blood.
Il titolo è un vero e proprio tributo a back in black degli AC/DC, e il tributo non si esaurisce qui: ascoltando attentamente il disco si sentono chiare e nette le influenze della band sopraccitata condensate in riffoni e ritmiche varie.
Ma non lasciatevi ingannare o voi amanti dell’hard rock, se le sonorità richiamano quelle da voi tanto amate non vuole dire che il contesto sia proprio quello. Infatti i nostri si cimentano in un bellissimo death metal veloce (a tratti sfiora quasi il black), ultra possente e violentissimo. Le ritmiche sono serrate e granitiche, la tensione non cala mai, ma la cosa straordinaria è che il disco risulta essere straordinariamente fresco e leggero. Appena finito lo fai ripartire perché è veramente geniale. Spazio per inserti melodici o tastiere non c’è ne è ma le variazioni di ritmo sono impressionanti e non si scade mai nella staticità sonora che affligge tanti gruppi death.
Il lavoro delle due chitarre è impressionante: esse sanno cesellare ritmiche favolose e coinvolgenti. Ogni minuto dell’album è caratterizzato da sfumature particolari e la voce di Thomas è veramente spettacolare. Il suo growl è una sorta di gorgoglio catarroso e malato, ma è proprio questa la sua forza. Quel particolare timbro vocale da un tocco di fangosità e di sporcizia al suono altrimenti preciso e pulito della band.
Altro dato particolare di Back in blood è la ripetizione della title track: essa viene ripetuta per tre volte con delle variazioni. Il fatto è che queste tracce sembrano distinte. Ti accorgi che sono la stessa canzone solo dal nome e da un brandello di ritornello che ritorna in tutte e tre. Magari hanno fatto questa scelta perché disponevano di tre varianti di Back in blood eseguite alla perfezione e non hanno saputo scegliere quali eliminare. Bo non importa anche se in questo disco si incappa più volte nella medesima canzone non è importante, tanto, quasi non te ne accorgi!
Altro punto di forza di Back in blood è il divertentissimo disco di cover (metal e non) ad esso allegato. Due in particolare sono stupende: I can’t dance dei Genesis e 8 days a week dei Beatles, che in chiave death fanno una discreta figura. Il fatto di avere incluso cover di gruppi così distanti dalla loro proposta musicale, la dice lunga pure sulla cultura musicale dei Debauchery (e da come suonano, mi sa che ne hanno molta). Come bonus track è stata inserita anche una canzone in tedesco chiamata Weisses Fleisch (carne bianca N.d.A), molto istruttiva.
Consiglio l’acquisto di back in blood a tutti coloro che amano il metal suonato bene, se poi ascoltate death, hard rock o qunt’altro, poco importa, compratelo. Quando un disco è bello merita sempre anche se non contiene il vostro genere preferito.
Recensione di Elisa Mattei
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.