I Daath si presentano al pubblico con un debut album che annichilisce molti dei più recenti album death metal. Grazie a una promotion veramente ottima, il nome dei Daath si sentiva citare già da qualche tempo ed ora che The Hinderers, questo il titolo del loro primo lavoro, è uscito difficilmente questo nome uscirà dalla mente di avrà il piacere di ascoltarli.
Già sotto contratto con il gigante Roadrunner Records, che da tempo dimenticava le sonorità più estreme, questa band proveniente dalla Georgia, ha fin da subito potuto godere del supporto della coppia James Murphy e Colin Richardson, che hanno rispettivamente prodotto e mixato il cd, i quali hanno sfornato un autentico gioiello a livello sonoro.
Ma, ovviamente, se The Hinderers è un ottimo album, il merito è gran parte della band che ha scritto e suonato queste tredici tracce di violenza e evoluzione. Dal momento in cui si preme il tasto play sullo stereo si viene travolti da un sound indubbiamente originale che permette alla band si essere facilmente riconosciuta e nonostante i Daath siano di casa negli Usa, dimostrano di conoscere appieno la scena death metal nordeuropea: si perché oltre un riff che ricorda da vicino i Morbid Angel di Domination, il resto delle composizioni traggono ispirazione da Hypocrisy e Arch Enemy, senza dimenticare anche qualche piccolo richiamo agli ultimi Dimmu Borgir, grazie all’ottimo uso delle tastiere e per concludere qualche spunto è preso dalle band industrial più estreme.
Si potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad una accozzaglia di suoni, e invece no, ci troviamo di fronte a un debut album come difficilmente se ne trovano.
La conoscenza, così significa in ebraico il moniker Daath, è d’obbigo per tutti gli estreme metallers.
Recensione di Dimitri Borellini
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