Ecco tornare dopo 3 anni dal bellissimo "The Dreadful Hours" i My Dying Bride con questo nuovo "Songs of Darkness, Words of Light". La mia conoscenza della discografia del gruppo si ferma al precedente album ed ad alcuni ascolti (superficiali in verità) dell'acclamato (dai fan soprattutto) "Like Gods of the Sun", album di cui, stando alla scheda informativa allegata al promo, questo nuovo disco dovrebbe esserne la continuazione. Avendo poca memoria di quell'album non posso se effettivamente ne è la continuazione oppure no ma posso solo dire che questo è veramente un ottimo album che si distacca abbastanza dal precedente lasciando da parte le parti più tirate (al limite del black) di "The Dreadful Hours" assestando buon parte dell'album su tempi lenti, doomeggianti, sui quali l'ottimo cantante Aaron Stainthorpe piazza delle bellissime linee vocali passando dallo screaming tipicamente black al growl. Stili vocali usati come contorno per la sua particolare voce pulita, indubbiamente una delle voci più espressive in campo metal, a mio parere.
Ogni canzone trasuda tristezza da ogni nota, elemento fondamentale delle canzoni del gruppo. Ottima soprattutto "The Scarlet Garden" che nei suoi quasi 8 minuti di lunghezza (durata media di tutte le canzoni) alterna sapientemente parti più pesanti a parti più aggressive e più veloci ad ottimi arpeggi, con un ottimo arrangiamento tastieristico ad accompagnare il tutto. "Catherine Blake" si distingue per le tristissime melodie di chitarra che accompagnano tutto il pezzo mentre la palma di miglior pezzo và a "The Prize of Beauty" (di cui è stato pure girato un video promozionale) con la migliore interpretazione di Aaron dietro il microfono. La altre rimangono tutte sullo stile di queste, con le linee vocali a sovrastare le pesanti strutture tessute dalle chitarre e dall'imponente sezione ritmica. Ottima prova della nuova tastierista Sarah Stanton che crea degli ottimi arrangiamenti come nella già citata "The Scarlet Garden".
Personalmente quest'album mi è piaciuto molto, veramente emozionante, che rimane sempre fresco anche dopo innumerevoli ascolti. Essendo comunque un album basato più su ciò che prova l'ascoltatore al suo ascolto più che sulle canzoni in sè credo che il voto di quest'album sia molto più soggettivo rispetto a quello di altri cd.
Recensione di Simone Bonetti
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