I Delirium X Tremens si stanno da qualche anno ritagliando uno spazio all'interno dell'underground italiano e non solo, grazie ad una lunga serie di date live in giro per il paese. Anche per questo gruppo, che definisce la sua musica come "Technological Death Metal", arriva finalmente il primo full-length, questo "CreHated From No_Thing", album dalle tinte oscure malate, ispirato alla scienza moderna ed all'annullamento della volontà umana, il tutto reso nei testi attraverso uno scienziato alla ricerca della vita eterna.
Questo scenario cupo e catastrofico è reso dalla velocità e cattiveria che caratterizzano il lavoro creato dalla band, dove non mancano tuttavia parti melodiche che trasformano il tutto in maniera claustrofobica ed angosciante.
Nel sound della band compaiono richiami a gruppi come Death e Carcass (nelle chitarre), o persino gli svedesi Meshuggah (per le parti più moderne), saltando tra il Death Metal veloce e tecnico al Thrash attraverso parti che strizzano invece l'occhio al brutal dei Cannibal, grazie anche al growling potente ed in genere alla versatilità di Alberto "Ciardo" Da Rech, singer e membro fondatore assieme al bassista Matteo "Pondro" De Mori.
Così già a partire da "Liquified Emotions" queste ritmiche incalzanti ed ossessive si fanno sentire in tutta la loro violenza, e alcuni brani del disco fanno pensare che la formazione bellunese voglia puntare già a qualcosa di più della sola realtà nazionale. Tra questi sicuramente "Dxt Chamber", la terremotante "CyberHuman", "...Inside Me", con le sue atmosfere psicotiche, e la lunga ed ottima "Crionica", traccia conclusiva introdotta dalla spasmodica (e qui mi pare molto azzeccato) "Convulsion", breve canzone realizzata assieme a Giuliano e Nicolas degli Ensoph (che tuttavia a mio parere poteva benissimo essere evitata).
Traendo un pò le conlcusioni si può dire che la band consolida con questo album i risultati positivi raggiunti grazie al demo "CyberHuman", che aveva a suo tempo raccolto buoni responsi dalla critica del settore. C'è però da migliorare, magari rendendo più personale la propria musica e staccandosi così dalle forti influenze che ricorrono nelle undici tracce che compongono il disco e forse puntando un pò meno sulle parti recitate che se da una parte rendono più l'atmosfera del concept, dopo un pò fanno quantomeno sorridere.
Ad ogni modo un buon punto di partenza.
Recensione di Marco Manzi
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