Seconda release per gli Shivan, gruppo metal sorto a Venezia nel lontano 1996 dall’unione del chitarrista/tastierista Giovanni “Hrive” e del batterista Marco “Daheven” a cui, poco dopo, si uniscono il chitarrista Riccardo “Athas” ed un bassista. L’idea iniziale del gruppo era quella di proporre un genere musicale che combinasse il Gothic-Doom ed il Black Metal. Dopo aver dato alla luce, nel lontano 1998, il primo demo “Bitter As Gall” il gruppo annuncia l’entrata in pianta stabile di Yuri al basso. Ma la mala sorte sta per giocare un bruttissimo scherzo ai nostri eroi che, pochi mesi dopo, annunciano lo scioglimento della band. Ma dato che la speranza è l’ultima a morire eccoli ritornare, nel 2000, con la seguente formazione: Ynis Witrin alle Tastiere, Hrive alla chitarra, Yuri al basso, Marco “Daheven” alla batteria ed Athas alla voce.
Dopo essere stati messi sotto contratto dalla Pulsar Light ed aver dato alla luce, nel 2002, il loro album di debutto “Whatever Lot’s Above”, il gruppo si trova a dover subire l’abbandono del cantante Athas, superbamente sostituito dal carismatico e talentuoso Massimo”Seere”. Quando, nel 2004, il gruppo decide che è l’ora di comporre del nuovo materiale, si rintana letteralmente nei Majestic Studio insieme al “guru” Marino De Angeli per dare alla luce l’album che ora vado a recensire, un prodotto che propone delle atmosfere molto più legate al Gothic Rock, abbandonando in un certo qual modo le influenze Black presenti sul primo lavoro. Grazie anche all’apporto compositivo del nuovo cantante Seere, che ha influenzato notevolmente lo stile della band, questo piccolo capolavoro è un vero e proprio tentativo di sfogo o di comunicazione di sentimenti, una specie di volontà di fuga dalla propria alienazione, cosa che si può facilmente ritrovare nelle ritmiche apocalittiche ed esasperate dei brani “Kingdom Of Deceit”, “Hoarder Of Illusions”, e “Ain’t No World”.
Il gruppo si concede una piccola e breve pausa di riflessione con l’esecuzione della stupenda ballad “Cold Winter Nights”, un brano in cui le doti vocali del nuovo cantante Seere raggiungono il loro apice, splendidamente coadiuvati dalla sezione ritmica titanicamente condotta dal basso di Yuri e dalla batteria di Marco “Daheven, e dagli elettrizzanti riff creati dalla chitarra di Giovanni “Hrive” che fa tornare in mente, per il suo stile avvolgente, il mitico Dave “The Snake” Sabo. Ed ecco che il gruppo sciorina tutta la sua rabbia e la sua violenza nell’esecuzione di “Alone Again” e “Bereft”, due pezzi che, grazie ai loro riff taglienti, potenti, cadenzati e mai scontati, trasudano disperazione e voglia di ribellione da ogni singola nota. Come chiusura il gruppo ci regala “The Murkiest Den”, una vera perla di tecnica addolcita dalla presenza, come voce femminile, di Claudia Garin che, insieme al cantante Seere, si diletta in un duetto vocale di rara potenza e bellezza. Citazione a parte merita “Past The Mid Route”, stupendo episodio strumentale composto integralmente dal talentuoso, eclettico e carismatico Hrive Nonostante le durate dei pezzi siano abbastanza lunghe, l’album scorre limpido come l’olio ed arrivati alla fine si ha come l’impressione di non averne ancora abbastanza.
Bisogna fare i più sentiti complimenti alla band per la produzione molto curata e quasi maniacale che non lascia nulla al caso. Speriamo solo di poter valutare dal vivo le enormi capacità che questo album ha messo in risalto. Spero vivamente che la band possa dare un seguito a questo prodotto ed inoltre mi auguro che un’etichetta prestigiosa li noti e li metta sotto la sua ala protettrice.
Recensione di Donato Tripoli
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