15 dicembre 2003. Sciopero dei trasporti pubblici a
Milano, spostamento del concerto dal Rolling Stone al Transilvania Live non
sufficientemente pubblicizzato, vento gelido che congela i pochi temerari in
coda per l’ X-Mass. A questo si uniscono diversi problemi di organizzazione,
tra cui il ritardo di alcuni gruppi e la mancanza di personale per gli
accorgimenti tecnici, problemi che inducono gli organizzatori a posticipare
l’apertura cancelli, stabilita per le 14.30, di più di un’ora e mezza. Alle
16 circa è l’intervento dei carabinieri, che intimano di inziare il concerto
pena l’annullamento della data, a sbloccare la situazione. E non c’è nemmeno
il tempo di entrare, che subito sale sul palco il primo gruppo.
Queste le premesse. Aggiungendo poi che, a causa dei suddetti problemi
organizzativi anche il mio lavoro ha subito un notevole ritardo, sono
costretta ad ammettere che non mi è stato possibile, mio malgrado, seguire i
primi due gruppi, Misery Index e Graveworm, di cui perciò ometto qualsiasi
commento per correttezza.
La mia attenta osservazione comincia dall’esibizione dei tedeschi
Dew-Scented, che la Nuclear Blast ha descritto come vero e proprio
gruppo rivelazione, eredi della migliore tradizione thrash.
In effetti il gruppo non delude, e regala un’ottima performance, coronata da
una canzone “con dedica” a Peso, il batterista dei nostri italiani
Necrodeath. Buona la reazione del pubblico, che sembra apprezzare, anche se
magari ancora tiepidamente (considerando che molti dovevano ancora entrare e
cominciavano da poco ad arrivare i “dispersi” che si erano recati per errore
al Rolling Stone).
Dopo un rapido intervallo, è la volta degli svedesi Amon Amarth. Non
credo ci sia bisogno di presentare questo gruppo e il suo viking-death
metal; la figura massiccia e possente di Johan Hegg troneggia sul palco, e,
tra una birra e l’altra il gruppo cattura l’attenzione del pubblico.
Osservando attentamente le sue movenze e ascoltando le note di “Versus the
World”, tratta dall’ultimo album omonimo, una frase ha continuato a
echeggiarmi nella mente, e credo renda perfettamente l’idea dell’impressione
fatta dal quartetto svedese: “ho visto Odino!”.
Dai ghiacci del Nord all’antico Egitto, il testimone passa ai Nile. Il
gruppo americano era particolarmente atteso, anche in ragione del troppo
poco tempo loro concesso al “A Day At The Border”. L’esibizione inizia con
alcuni inconvenienti tecnici, da principio la voce di Chief Spires si
percepisce appena; partono le note,tra le altre, di “Ramses Bringer Of War”,
“In Their Darkened Shrines” e “Black Seeds Of Vengeance”, alle quali segue
una richiesta a gran voce da parte del pubblico, “Unas”, che però non viene
accontentata, anche se apprezzata.
I Nile lasciano il palco tra le urla e gli applausi, e, aggiungerei, più che
meritati.
Da questo momento in poi ,dalla posizione in cui mi trovavo inizio con mio
grande disappunto a sentire cori che urlano “Deicide! Deicide!” anche quando
sul palco suonano altri gruppi. La cosa mi da’ molto fastidio, perché segno
di mancato rispetto per il lavoro di altri, ma cerco di passarci sopra.
Con un pubblico ormai scaldato dai Nile, dei quali peraltro sono molto
amici, fanno il loro ingresso i Destruction. Ormai siamo nella parte più
calda della giornata.
Non appena si sentono le primissime note di “Curse the Gods”, il pubblico si
scatena, e partono un pogo selvaggio e un continuo body-surfing! Un delirio!
Seguono altri successi, tra cui “Metal Discharge”, Nailed to The Cross”,
“United We Stand”,”Thrash ‘til Death”,fino alla conlusiva “Mad Butcher”,
richiesta a gran voce dal pubblico, tutte eseguite perfettamente dal trio
tedesco. Il “puro thrash teutonico” colpisce ancora una volta, e regala una
performance migliore di quella di giugno; Schmier,Mike e Sven sono in gran
forma, e si vede, nonostante il lungo tour europeo alle spalle.
Tocca ora agli attesissimi Deicide. Ammetto di non essere una loro grande
ammiratrice perché non ho mai avuto occasione di sentirli, ed ero molto
curiosa di vederli dal vivo. L’impressione non è stata completamente
positiva, perché, nonostante l’indubbia bravura e l’incisività delle canzoni
(testi compresi), il gruppo non sembrava presente e non interagiva affatto
col pubblico. Scambiando due parole con i fans, ho appreso che si tratta di
una loro peculiarità. Intanto osservo la folla che grida all’unisono
bestemmie all’Altissimo, addirittura un tale è arrivato fin sotto Glen
Benton facendo body surfing, gli si è messo a bestemmiare praticamente
davanti e lui non l’ha neppure guardato! Comunque sia, i Deicide sfornano
cinque canzoni contate (già la seconda è descritta come “one more”),e il
sonoro è discreto nonostante un’evidente stecca di chitarra. L’ultima
canzone è “Mephistopheles”, poi, di punto in bianco,il gruppo imbraccia gli
strumenti e sparisce dietro le quinte.
Qualcuno mormora “Adesso tornano e ne fanno un’altra!”, e i soliti fans
fedeli mi dicono che invece lo spettacolo è finito, perché il gruppo
americano non concede mai il bis.
Sinceramente non saprei valutare esattamente questa esibizione, ma a mio
parere, quando la musica non è accompagnata da una buona capacità di
interagire col pubblico, per quanto violenta ed estrema essa sia, non arriva
mai completamente a coinvolgere l’ascoltatore. Su disco è un’altra cosa, ma
dal vivo questa dimensione è essenziale.
Per tirare le somme della giornata, il giudizio globale è sicuramente
positivo, nonostante gli inconvenienti tecnici e pratici e la scarsa
affluenza. Per coloro che erano presenti, indubbiamente uno splendido
concerto!!!!
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.