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Orphaned Land - 10/7/2005 - Transilvania Live - Milano

Gli Orphaned Land sono una band attiva da molti anni, ma dal 1996, subito dopo la pubblicazione di El Norra Alila erano scompari dalle scene per vari problemi dovuti tra le altre cose agli obblighi militari che i componenti della band dovevano assolvere.
Dal passato death/doom metal la band israeliana è approdata a qualcosa di difficile catalogazione, l'idea vincente sta nella fusione di diversi stili fra loro, dal folk alla classica, dalle melodie mediorientali al death metal, dal progressive rock al doom.
Dopo la prova convincente della scorsa estate all’Evoloution, gli Orphaned Land tornano nel nostro paese con due date alle quali purtroppo l’affluenza di pubblico non è stata delle migliori.
Complice anche il tempo decisamente avverso, (intorno alle 19 sulla città è venuto giù un diluvio di dimensioni bibliche) che può aver scoraggiato un po’ di gente, complice anche il prezzo del biglietto, 18 euro sono decisamente tanti, solo a Milano si sono raggiunte circa le 180 unità, troppo poche considerando che si tratta comunque di una band che tornava sulle scene dopo tanti anni di inattività, e soprattutto col merito di aver sfornato un album unico nel suo genere.
Inoltre c'e' anche da considerare che a Milano negli ultimi 15 giorni ci sono stati parecchi concerti (Sonata Arctica, Nevermore, Nile, Gamma Ray, Steve Vai, l.a. Guns).
Probabilmente la scelta migliore sarebbe stata quella di affrontare un tour come special guest per qualche grande nome, che gli avrebbe dato certamente una maggiore visibilità di pubblico, il tutto però a discapito di una scaletta che sarebbe dovuta inevitabilmente essere ridimensionata.
Invece gli Orphaned Land ci hanno proposto una set list di tutto rispetto, ben 16 song, per un totale di circa un paio d’ore, volate via in un batter d’occhio!

Tocca ai nostrani Summoner aprire la serata, la loro proposta è un mix che svaria dal Death Svedese al Gothic più dinamico senza disdegnare incursioni nel Power...
La loro prova è stata convincente, senza mostrare alcun punto debole, hanno proposto canzoni tratte dal loro album quali Following Your Insight, My Epitaph e Winter Solstice.
L’esibizione dei Summoner entra nel vivo qdo alla voce del singer Claudio si affianca quella calda e melodica di Dalia (sostituta della precedente Nadia) dando vita ad un connubio di rabbia e, appunto melodia.
Fra gli altri brani proposti in scaletta c’era la cover arrangiata a modo loro, di un classico dei Metallica, Unforgiven, che tuttavia non mi ha convinto in pieno, proprio il modo, troppo personale a mio avviso, in cui è stata proposta.
L’esibizione dei nostri, decisamente apprezzata dal pubblico si avvia così verso la fine.
C’è giusto il tempo del cambio palco, e puntuali alle 21.45 ecco gli Orphaned Land.
Nonostante l’esiguo numero di spettatori, la band ci ha messo parecchio impegno ed entusiasmo soddisfacendo le aspettative di tutti i presenti, i suoni non erano ottimali, tuttavia il coinvolgimento è stato totale, fin dalle prime note, ci hanno dato la sensazione di divertirsi, e di voler divertire, i presenti, regalandoci una prestazione maiuscola, senza sbavature.
Peccato per l’assenza della voce femminile che certamente avrebbe reso la serata ancor più ricca di phatos e magia.
La voce di Kobi Farhi è molto bella e suggestiva e le melodie che gli Orphaned Land, ci propongono sono davvero di classe.
Brani eseguiti magistralmente come, l’opener di Mabool , o Thee by the father, nella loro musica sono presenti strumenti delle più disparate origini etniche, che i nostri sano riusciti ad integrare perfettamente in un contesto non prettamente metal, ma più di natura rock, classica e folk.
Tra gli episodi più coinvolgenti “Birth of the Three”, “Ocean Land”, “The Kiss Of Babylon” e “Like Fire”, “Find Yourself”.
La matrice che più lascia a bocca aperta è quella mediorientale, davvero utilizzata in maniera squisita e con un ideale vagamente "occidentale" che gli permette di collocarsi esattamente a metà tra le due visioni.
Ciò che emoziona maggiormente è vedere come i ragazzi sul palco sembrano divertirsi, nel divertire il pubblico, dopo una performance straordinaria alle percussioni da parte di Eden Rabin e Matti Svatizky, il combo israeliano si avvia verso un finale nel quale propone fra le altre, la splendida Norra el Norra accompagnata con calore da tutto il pubblico presente in sala, e la “nostrana” Volare.
Gli orphaned Land risultano essere una realtà isolata nel panorama metal odierno, troppo ripetitivo e invaso dai cliché.
Forse in Italia, ancora non sono molto conosciuti. Io personalmente, prima dell'Evolution Fest, non li avevo mai sentiti nominare, ma sono certo che avranno tempo per dimostrare tutto il loro valore!

Clicca qui per vedere le foto.

Set list

Mabool
Of tempation born
Kiss of babylon
Seasons unite
Birth
Neverending way
Thee by the father (AMEN)
Ocean Land
Solo Drum
Like Fire
Find Yourself
El meod naaia
Norra el Norra
Ornaments
Mercy
Beloveds Cry
Volare


Report a cura di Fabio Defender

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