La serata comincia veramente in modo ottimale con la performance degli Hatesphere, gruppo spesso di passaggio qui in Italia nell’ultimo anno, ma che non ho mai avuto il piacere di vedere prima. Il combo danese si rende autore di una prestazione davvero ottima, composta di riff potenti, una batteria che potrebbe tranquillamente trovarsi a proprio agio in mezzo ad una fila di carriarmati ed una voce convincente.
Probabilmente il gruppo sarebbe stato degno di trovarsi in una posizione un po’ più elevata nella scaletta, magari invertito con i Chimaira che, se da una parte possono vantare ottime recensioni e buone vendite, dall’altra sul piano sia compositivo, che soprattutto scenico e d’impatto, si sono dimostrati un po’ più scarsi dei loro predecessori.
Intanto comunque il locale si riempie e se già con gli Hatesphere l’aria s’era fatta calda, quando tocca ai Dark Tranquillità si giunge al rischio di carenza d’ossigeno (questo probabilmente significa che il loro ultimo lavoro, “Character” è stato ampiamente apprezzato). Dopo un bel po’ di soundcheck, divenuto ormai una costante di questo gruppo, finalmente iniziano. Il primo pezzo in scaletta è “The Treason Wall” scelta personalmente non troppo apprezzata, ma giustificabile in quanto pezzo che si può considerare come emblema dei “nuovi” Dark Tranquillity. I pezzi sono suonati bene, ma nella prima parte del concerto i volumi regolati in modo assai approssimativo, rovinano buona parte della resa. La scaletta è abbastanza varia e pesca un po’ dappertutto (pur dando maggior peso ai pezzi più recenti) ed è obbligatorio menzionare “Wonders At Your Feet”, “The New Build”, “Zodijackyl Light”. Dopo circa quattro pezzi, troviamo “TherIn” che oltre ad essere un pezzo personalmente molto apprezzato, porta anche una svolta nei suoni che finalmente riescono a trovare un’equilibrio adeguato alle caratteristiche del gruppo svedese. Tra gli altri pezzi ricordiamo “Damage Done”, un’epocale “Lost To Apathy”, “Freecard” che riesce a mettere in luce anche le ottime capacità vocali del singer anche sui puliti, la sempre amata “Punish My Heaven”, dedicata ad un ragazzo nelle prime file per via di un tatuaggio recante il logo del gruppo e “My Negation” che fa trasparire un’ulteriore sfaccettatura del gruppo. La chiusura va affidata meritevolmente a “Final Resistance”. Le prestazioni dei singoli sono state tutto buone, ma c’è stato pure dell’eccellente, in particolare il singer Stanne che, oltre ad una buona esecuzione, anche sulle parti pulite (terreno viscido per i cantanti growl), ha messo in atto anche un buonissima prestazione scenica (in particolare per i suoi standard) e per il fatto di essersi dimostrato schietto e genuino dicendo “non faremo tutte quelle cose di uscire e rientrare per fare altri pezzi, faremo solo più pezzi” e mi sento anche di menzionare il tastierista Braendstrom, che, pur essendo un tantino statico è riuscito veramente a sviscerare i pezzi e a dar loro una nuova consistenza.
Buono l’apporto dei chitarristi e del bassista, un po’ sotto tono quello del batterista Jivarp che risulta sempre un po’ freddo e leggero.
Nel complesso concerto ottimo, a parte le già menzionate incertezze nella parte iniziale.
Report a cura di Lorenzo Canella
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