Come di consueto, ormai, la serata si apre con un discreto ritardo da parte dell’organizzazione che apre i cancelli appena in tempo (e forse nemmeno) per vedere il primo gruppo, i One Man Army, band che vede alla voce il singer dei purtroppo sciolti “The Corwn”, l’esibizione dura qualcosa più di mezz’ora e sebbene il combo sia stato formato appunto da Lindstrand, ha poche delle caratteristiche della death metal band di cui faceva parte. L’esibizione parte con un pezzo particolarmente inadatto perché quasi lento e nemmeno cadenzato, proprio il contrario degli inizi a bomba che stupiscono il pubblico. Man mano che si procede nella scaletta i pezzi prendono un po’ più di corpo e pare che anche i musicisti stiano prendendo la giusta via, dopo una prima parte del concerto non troppo d’impatto. Il pubblico dal canto suo partecipa sporadicamente e perlopiù nella prime file.(Lorenzo Canella)
Seconda volta in poco meno di un anno che ho l’occasione di vedere gli Ektomorf dal vivo, ed anche in questa occasione non posso che confermare l’impressione avuta in precedenza, ovvero che, nonostante nella musica in sé il quartetto ungherese non aggiunga nulla al panorama del genere (vedi Sepultura), l’effetto dal vivo sia assolutamente trascinante; ciò vale soprattutto per i brani tratti dal secondo album, Instinct, che, a detta dello stesso vocalist Zoltàn Farkas, risulta più “groovy” del precedente. Ed in effetti, la scelta di aprire con “Set Me Free”, uno dei migliori pezzi di Instinct in questo senso, è stata più che indovinata, come indovinato è stato farla seguire da “Show Your Fist”, “You Get What You Give” , “Fuck You All” e “Instinct” tipiche canzoni di denuncia contro gli stereotipi e il conformismo. C’è spazio anche per un paio di tracce tratte dal precedente lavoro Destroy, ovvero “I Know Them” con l’inconfondibile intro etnica e “Gipsy”. L’esibizione nel complesso è dinamica e piacevole, e dai movimenti di tutti i componenti sul palco si nota come gli Ektomorf siano cresciuti anche dal punto di vista del coinvolgimento.
Unico neo, un pubblico quasi totalmente disinteressato sebbene numeroso, febbricitante ed in trepida attesa per i soli Children Of Bodom , e talmente maleducato da imprecare e lanciare oggetti sul palco per l’impazienza. Davvero deprecabile. (Tiziana Ferro)
Dopo un cambio palco (credo) volutamente lungo è finalmente ora della band finlandese che sta mietendo vittime in quantità in tutta Europa, reduce da un nuovo disco (“Are You Dead Yet?), che ha fatto trasparire un aspetto ancora diverso del quartetto e che ha ottenuto buone critiche da parte del pubblico. All’affacciarsi sul palco dei quattro è salito una specie di boato di un’intensità che raramente mi è capitato di sentire, il pubblico, tra il quale c’era (e lo dico compiaciuto, ovviamente) una buona presenza femminea, era evidentemente tutto li per Alexi Lahio e compagnia. L’esibizione è da subito di alto livello, è indubbio che il combo finlandese punti molto sulla tecnica individuale di ciascun musicista (forse del bassista un po’ meno…). Tra i pezzi che hanno sferzato l’udito dei presenti ricordiamo “In Your Face”, singolo tratto dal nuovo disco ed accolto con calore dall’audience, “Needled 24/7”, un po’ imprecisa, la pesantissima “Sixpounder”, la più che apprezzata “Hatecrew Deathroll” (durante la quale il pubblico è stato coinvolto a cantare), dal disco omonimo, per andare più indietro citiamo “Follow The Reapre”, uno dei pezzi con maggiore successo, una “Bodom After Midnight” tagliata a metà con in mezzo “Chokehold”, “Hate Me”, una “Silent Night, Bodom Night” che ha scatenato il delirio collettivo ed ha fatto capire che i fan di vecchio stampo sono tutt’altro che estinti.
Come già accennato, il livello tecnico dei singoli musicisti è sicuramente molto alto, a riprova di ciò ciascuno ha avuto il suo spazio per fare assoli, chi singolarmente (chitarrista ritmico e batterista) e chi alternati (chitarra solista e tastiera). Solo il bassista se n’è tornato a casa senza la sua personale fetta di consenso. Sebbene questi siparietti siano stati un po’ estenuanti, perché su un’ora e mezza di concerto, circa venti e più minuti sono stati spesi in scale a 1000 di metronomo, fischi, feedback ecc, d’altra parte ho potuto notare un paio di cose, innanzitutto che mi piace molto come suona il chitarrista ritmico, sempre un po’ lasciato in disparte durante i pezzi, poi, che il batterista, pur essendo estremamente valido all’interno della band, manca un po’ troppo di gusto per fare un’assolo di batteria. Degli altri due animali (chitarra solista e tastiera) c’è da dire che sono allucinanti, una tecnica spaventosa unita ad una scioltezza da rock star!
Il concerto è stato particolarmente piacevole anche per il fatto che i Children Of Bodom non conoscono la staticità, la loro presenza scenica è stata veramente formidabile e se ogni tanto qualcuno finiva un’attimo fuori tempo, tutto gli si perdona se lo si vede inginocchiato per terra con la chitarra dietro la testa! Apprezzabile anche l’ampio spazio lasciato all’improvvisazione durante le pause tra i pezzi, infatti si è potuto sentire Dio, Judas Priest, Britney Spears…(Lorenzo Canella)
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Report a cura di Lorenzo Canella e Tiziana Ferro
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