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W:O:A 2006 (venerdì) - 8/4/2006 - Open Air Festival - Wacken (D)

Il Black stage viene inaugurato quest’anno dai Mystic Circle (voto 6,5) che verso le 11.00 svegliano i metallari che ancora dormono nelle tende grazie alla velature di nubi che copre il caldo sole. Dopo un intro sinfonico i tedeschi cominciano con “Satanic Rituals” e “Servants of Twilight”, ma non per tutti è facile cominciare la mattina con del dark metal tiratissimo perciò per riattivare un po’ i fans sotto palco a metà di “Morgenröte” viene suonata buona parte di “Raining Blood” degli Slayer. La miglior canzone è sicuramente stata “Bloody Path of God”, anche se, la parte più divertente è stata quando Isternos annuncia che l’ultima canzone della serata sarà Open the Gates of Hell. Peccato che fossimo solo alle 11,30 del mattino…
Dopo una non troppo emozionante prestazione dei Wintersun (voto 5,5), durante la quale le uniche canzoni in cui si è avuto un po’ di pogo sono state “Battle against time”, “Sleeping stars” e “Beyound the dark sun”, salgono sul palco i Legion of the Damned (voto 7), che pur avendo un solo album all’attivo riescono a dare al pubblico un’ottima impressione. “Death's Head March”, “Bleed for me” sono sicuramente i pezzi migliori, ma non possiamo dimenticarci di quanto casino abbia generato “Demon fist” o della stupenda canzone di chiusura “Legion Of The Damned”. Wacken non si ferma mai, grazie ai quattro plachi di cui dispone non c’è mai una tregua nella musica, si passa in una attimmo dalle note di “Forget My Name” e “Rock shit hot” dei Danko Jones (voto 7,5) ai Six Feet Under (voto 6) che vedono, però, la loro prestazione compromessa dalle pesantissime nubi nere alla destra del loro palco. Tutti quelli che sono scappati inutilmente al riparo si sono però persi canzoni del calibro di “The Day the Dead Walked” e “War Machine” ma soprattutto una simpatica cover di “Cause We are TNT” degli AC/DC.
Senza riversare l’acquazzone che lasciavano ppresupporre le nubi girano e lasciano il palco asciutto per i Nevermore (voto 7). Il gruppo di Seattle si esibisce verso le 16.15 sul True Metal Stage, con un tempo che va dalla pioggia al nuvoloso, ciononostante c'è una notevole affluenza di spettatori. Warren Dane sembra finalmente non essere ubriaco perso ed offre una prestazione buona per tutta la durata dello show, anche se ogni tanto allontanava il microfono dalla bocca facendo cosi sovrastare la voce dagli altri strumenti…
La band ha sfoderato le title track degli ultimi tre album, ovvero "Death heart in a dead world", "Enemy of Reality" e "This Godless Endeavor" ma anche altre canzoni quali "Narcosynthesis" e "I voyager" . La canzone di chiusura è stata “Born”. Non c'è molto altro da dire sulla prestazione della band se non che è stata buona cosi come la reazione del pubblico, l'ora di cui disponevano l’hanno usata bene mostrando le loro indiscusse capacità nel suonare dal vivo.
Molti erano già davanti alle transenne del Black stage da tempo per ascoltare gli Opeth (voto 6) che si presentano sul palco come sempre con la solita carica ed ironia, la loro musica perde un po’ d’effetto alla luce del giorno, soprattutto agli occhi di come me aveva assistito pochi giorni prima alla loro maiuscola prestazione al Metal Camp 2006. Mikael Åkerfeldt non è certo fuori forma, dopo aver aperto con “Black Rose Immortal”, i fans restano completamente estasiati durante la bellissima “The Leper Affinity”.
Le stars del pomeriggio sono però i folkster In Extremo (voto 8) che costruiscono sul palco un vero e proprio galeone dai cui cannoni partiranno bordate simili a veri spari. I tedeschi hanno in serbo per il pubblico tutto il loro repertorio di strumenti antichi e strani, dalle cornamuse agli zufoli, dall’arpa alla tromba marina, dai timpani ai cembali. Sul palco è un andi rivieni di musicisti e comparse, oltre al tedesco si sentono canzoni in lingue d’ogni tipo come “Omnia Sol Temperat” cantata in latino. I migliori pezzi degli In Extremo sono comunque stati “Main rasen herz” e “Vollmond”. Belli sono stati anche i giochi pirotecnici che durante “Erdbeermud”. La band di Michael Robert Rhein può uscire soddisfatta sicura di essere stata la migliore del pomeriggio. Mentre sul party stage si esibiscono i Korpiklaani (voto 7) sul black stage è tempo dei Carnivore (voto 7,5). Gruppo molto particolare riformatosi per l’occasione da Pete Steele (Type O Negative), unico membro rimasto della formazione originale. Fanno la loro entrata con l’intro del fim “lo Squalo” per poi partire con pezzi tratti dagli unici due album della band (Carnivore: 1985 e Retaliation : 1987) quali “Carnivore” e “Race War” e “Technophobia”, per poi allietare le orecchie di tutti i presenti con l’intro “Jack Daniels and Pizza” che vede tra le sue note solo rumori di un uomo intento a vomitare… Per il resto la band suona pezzi presi dai loro unici due Album, pezzi come “Male Supremacy” , “Inner Conflict” , “Predator” e “Jesus Hitler”.
Interessante vedere otto ragazze nude che durante il pezzo “Sex and Violence” lanciavano acqua e limonata sulla gente.
Gli headliner di questa giornata sono i finlandesi Children of Bodom (voto 5) che, a discapito di una scenografia veramente azzeccata, non riescono a dare la carica emotiva giusta alla loro musica. Forti forse del fatto che hanno già dimostrato di essere una grande band i cinque fanno lo stretto necessario per mandare in visibilio i fans più accaniti ma non per chi non è un amante del loro Melodic Death Metal. Sul palco scorrono canzoni prese da tutta la loro discografia da Something wild all’ultimo Are you dead yet?. Fra le canzoni più riuscite vanno ricordate “Living Dead Beat” e “Sixpounder” ma due soli brani non sono sufficienti ad assolvere una band che si trova headliner a Wacken.

La giornata di venerdì è infine chiusa contemporaneamente da due band che suonano entrambe dalle 2.00 alle 3.00 del mattino. Power metal sul party stage e viking metal sul black stage, con il pubblico indeciso se vedere i Primal Fear (voto 6,5) oppure gli Amon Amarth. Nulla da dire sulle capacità del gruppo tedesco nell’eseguire i classici pezzi del suo repertorio e nel riproporre le solite sonorità trite e ritrite vicine ai Judas Priest. Anche noi, ci lasciamo, così, inondare da un muro di doppia cassa e da una voce acuta che fondendosi danno origine a canzoni quali “Metal is Forever” oppure “Jawbreacker”, “Nuclear fire” , “Seven seals” e “Diabolus”. Una buona performance senza dubbio, nessuna delusione per un pubblico che non si stuferà mai di sentire sempre le stesse cose.
Contemporaneamente sul black stage sta per cominciare un’epica guerra vichinga con gli Amon Amarth, come gruppo musicale, e con il Jomsvikingsgroup, come condimento del loro show. Annunciato dagli stessi Amon Amarth (voto 8) durante la conferenza stampa come uno show misto di "blood, fire and death" ci si aspetta qualcosa di epicamente interessante. I cinque vichinghi fanno il loro ingresso con "Pursuit of vickings" seguita da una "For the Stambwounds in our Back" e nonostante la tarda ora sia grazie alla stazza di Joan Hegg e che alla sincronia della band nel roteare le teste, Amon Amarth riescono a tirar fuori le energie residue di un pubblico sicuramente fiaccato da più di dodici ore filate di concerti! La terza canzone è "An ancient sign of coming storm", durante la pausa verso i tre quarti della canzone fa l'ingresso sul palco il gruppo di rievocazione storica Jomsvickingsgroups. Lo spettacolo non è stato qualcosa d’incredibile, ma non essendo Wacken una festa di rievocazione questa simulazione è stata una chicca sicuramente gradita dal pubblico che tra getti di fuoco coreografici e finte battaglie si è un po’ riposato dal continuo saltare e cantare. Dopo poco si conclude la canzone che la band aveva interrotto e il concerto sfornando "The Fate of Norns" e "When silent God stand guard". Qui la band decide di accontentare il pubblico con una nuova canzone che, se non ho capito male dovrebbe chiamarsi "Runes to My Memory" canzone molto apprezzata che accresce l'attesa per il nuovo album. Seguono "Realising in Surtur's fire" e poi in conclusione "The Victorious march" e "Death in fire". La band ci saluta seguita dal Jomsvickingsgroup che visto insieme alla band fa il suo effetto lasciando soddisfatti tutti i presenti a questo show. Qualche pecca c’è stata, sia nei volumi delle chitarre sia in qualche cassa che, ogni tanto, “rumoreggiava”, pecche che sono risultate, però, assolutamente irrilevanti.

Report a cura di Tommaso Bonetti, Dario Quadri, Elena Ferrari

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