Il clima freddo arrivato dal nord i giorni scorsi sembra sceso apposta ad annunciare la calata in Italia dei vichinghi guidati dal barbuto Johan Hegg, accompagnato nel tour di "With Oden On Our Side" dai finlandesi Wintersun dell'ex Ensiferum Jari Mäenpää e dai meno conosciuti Týr, provenienti dalle isole Far Oer.
La buona affluenza all'Alcatraz, anche se il concerto si svolge sul palco B, è indice dell'interesse crescente anche da parte del pubblico nostrano verso questo genere e verso i miti e le leggende nordiche.
Si incomincia così verso le otto con i Týr (band dal sound unico che mischia elementi viking/folk con tinte prog), i quali si presentano su palco vestiti in cotta di maglia, ad alimentare il clima true della serata. Personalmente seguo questo gruppo da qualche anno ma non ho mai avuto fin'ora l'occasione di vederli dal vivo. Devo dire che si tratta di una piacevole sorpresa, anche se purtroppo il tempo a loro disposizione è poco, e nelle cinque canzoni a loro concesse se la giocano sui brani più conosciuti (e non proprio immediati).
Forti anche degli ottimi suoni che esaltano la loro prestazione, i presenti reagiscono bene ai brani proposti dai quattro, su tutti la splendida opener "Regin Smiður", "Hail To The Hammer", e la nuova "Ragnarok", prima di concludere il loro show con “Ramund Hin Unge”.
Tocca poi ai finlandesi Wintersun salire sul palco (già dall’inizio allestito con gli scudi e il telone degli Amon Amarth), in attesa dell’esibizione degli headliner. La band ha all’attivo un solo album, dato che è stata posticipata l’uscita del loro secondo full-length, ed ovviamente si concentrano quindi sul debutto omonimo, aprendo con “Winter Madness”.
La band, la cui musica è un misto tra Ensiferum e Children Of Bodom con un pò di Finntroll, viene accolta dai presenti con più calore grazie alla maggiore fama, ma i suoni lievemente più sporchi ed un genere che non è esattamente in linea col tema della serata giocano a sfavore del quartetto scandinavo. Infatti alla lunga la loro buona esibizione, in cui spiccano “Beyond The Dark Sun”, l’epicheggiante “Death And The Healing” e la conclusiva “Starchild”, perde di interesse fra il pubblico, che ha la testa rivolta già al momento clue della serata. L’impressione è che si siano dati più da fare i Týr, anche loro poco esperti in fatto di tour continentali, ma questa sera più coinvolgenti.
Siamo quasi alle dieci, e la trepidante attesa per gli Amon Amarth giunge alla fine quando, spente le luci, si sente la breve intro che introduce i cinque sul palco. La partenza è dedicata al nuovo disco, con la coppia “Valhall Awaits Me” e “Runes To My Memory” ad aprire le danze davanti a un buon pubblico.
Un pò a sorpresa arriva poi subito “Death In Fire”, e mentre i suoni, all’inizio un pò imprecisi, iniziano a migliorare, Johan Hegg e compagni cominciano a scatenarsi, esaltando i propri fan, accorsi con corni e vari simboli vichinghi, e perfino un martello di gomma (già visto se non ricordo male allo scorso Evolution, sempre durante il concerto degli svedesi).
La prima metà abbondante della scaletta prevede brani degli ultimi tre album, si va così da “Fate Of Norns” alla nuova “Cry Of The Blackbird”, passando per “Thousand Years Of Oppression” e la titletrack di “With Oden On Our Side”, tutti pezzi ampiamente acclamati dal pubblico, che alza i corni al cielo a richiesta del barbuto singer, ed in risposta alla buona prova di tutta la band, basata sulle chitarre di Mikkonen e Söderberg che fanno da impalcatura a sostegno dei growl di Johan Hegg.
Da parte sua il cantante sembra molto divertito e compiaciuto dal procedere dello show, tra la dedica di una canzone ad un tale presente davanti al palco (sicuramente un accanito fan del gruppo), e la foto ricordo fatta al pubblico, non manca infatti occasione di scambiare qualche battuta con gli spettatori.
L’ottima “The Last Wish With Pagan Blood” ci riporta indietro a “The Avenger”, ma quando da “Once Sent From The Golden Hall” arrivano la canzone omonima e “Victorious March” è uno dei momenti in cui i fan si scatenano di più, col solito pogo centrale e braccia alzate da ogni parte, a dimostrazione del discreto seguito di cui gode la band svedese in terra nostrana.
E’ tempo della pausa, e restano solamente tre brani prima di concludere questa serata all’insegna delle imprese vichinghe e pagane, è quindi il turno di “Pursuit Of Vikings”, pezzo sempre apprezzato dal vivo, che precede la possente “Versus The World”, mentre la chiusura è affidata alla nuova “Gods Of War Arise”.
La serata si conferma quindi un successo, in parte forse inaspettato, anche perchè difficilmente avrei pensato che in Italia ci fosse una così solida base di fan, con un affluenza di qualche centinaio di persone, non certo poca cosa per questo genere musicale in un paese come il nostro dove la gente tende a seguire solo i grossi nomi.
Gli Amon Amarth si confermano quindi come realtà affermata, e in genere garanzia di qualità negli show dal vivo. Buona esibizione anche dei Týr, che con questo tour hanno finalmente una buona occasione per farsi conoscere meglio, mentre pur suonando bene non hanno convinto in pieno i Wintersun (aspettiamo comunque l’uscita del nuovo disco, con cui avranno così più materiale a disposizione), autori di una prestazione comunque ampiamente sufficiente.
Foto:
Týr
Wintersun
Amon Amarth
Setlist Týr:
Regin Smiður
Wings Of Time
Hail To The Hammer
Ragnarok
Ramund Hin Unge
Setlist Wintersun:
Winter Madness
Beyond The Dark Sun
Beautiful Death
Death And The Healing
Battle Against Time
Starchild
Setlist Amon Amarth:
Intro
Valhall Awaits Me
Runes To My Memory
Death In Fire
Fate Of Norns
Thousand Years Of Oppression
With Oden On Our Side
Asator
An Ancient Sign Of Coming Storm
Cry Of The Blackbird
The Last Wish With Pagan Blood
Once Sent From The Golden Hall
Victorious March
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Pursuit Of Vikings
Versus The World
Gods Of War Arise
Report a cura di Marco Manzi
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