Non ci sono solo Iron Maiden e Slayer, questi si riempiono i palazzetti, ma in Italia fortunatamente abbiamo gruppi che anche se non
smuovono le masse vale comunque la pena di andare a vedere.
Questa è una di quelle sere una di quelle che per un metallaro rappresenta l'ancora di salvezza ad una serata a base di reality e film triti e
ritriti.
Questa sera si esibiranno due ottime formazioni, una che, costruendosi negli anni un'ottima fama, è diventata una garanzia, l'altra
rappresenta quegli astri nascenti che cercano di emergere dall'anonimato del calderone underground.
Si apre quindi con quest'ultima formazione, i bergamaschi Aleph che con l'occasione presentano al pubblico l'ottimo debut album
"In Tenebra".
Aleph è una di quelle band che, nonostante la difficoltà, è riuscita a creare un sound personale, non immediato e molto articolato il cui indice
di gradimento cresce in maniera direttamente proporzionale ascolto dopo ascolto, svelandosi poco a poco.
Non stupisce quindi che un pubblico abituato a sonorità più veloci e dirette come quello di stasera, all'inizio rimanga un po' spiazzato.
Ma Dave, Lorenzo, Antonio, Giulio e Manuel non si fanno intimorire, non sono molto loquaci e interagiscono poco con la platea ma lasciano
che sia la musica a parlare per loro e i risultati non tardano ad arrivare.
E così canzone dopo canzone l'interesse verso gli Aleph aumenta mentre loro svelano il loro lavoro, brano dopo brano. E' un sound
particolare e ricercato quello di questa giovane band che racchiude in sé influenze thrash, gothic ma anche atmosfere doom e passaggi più
progressivi. Tante influenze che unite hanno trovato il loro spazio ed equilibrio in canzoni medio/lunghe ma varie e mai scontate. E con un
simile biglietto da visita sentiremo ancora parlare di loro in futuro.
Un breve cambio palco preannuncia l'inizio dell'esibizione dei Vision Divine, che non devono guadagnarsi sicuramente l'attenzione
di quello che è giustamente il loro pubblico.
Montano on stage carichi di energia che trasmettono immediatamente ai presenti assiepati sulle transenne; "Prefect Machine" apre le danze
presentandoci un'act in forma smagliante complice sicuramente un Luppi che si rivela anche questa volta un grande frontman.
Con l'occasione viene presentato il nuovo drummer Alessandro Bissa (in forza anche agli Scream) che pare trovarsi a proprio agio anche
dietro le pelli di questa formazione.
Il concerto scorre via senza grossi intoppi a parte un attimo di smarrimento del tastierista Alessio Luccatti durante l'esecuzione di due lenti:
“Identities” e “6048”. Impeccabile invece la performance vocale.
Siamo comunque davanti a dei veri professionisti, il muscoloso Olaf Thorsen ne è la prova lampante, non risparmia le sue pose (che
personalmente mi ricordano un po' i Manowar) ma dietro al fumo questa volta c'è anche l'arrosto e sicuramente il nostrano musicista è uno
che sa il fatto suo.
Quando il concerto sembra chiudesi con "God is Dead" ecco che parte a sorpresa "New Eden" uno di primi brani mai scritti dai Vision Divine
che chiude definitivamente l'ottima serata.
Complimenti ad entrambe le formazioni e anche al pubblico che è accorso numeroso nonostante "l'infrasettimanalità" del concerto.
Report a cura di Paolo Manzi
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