Questa sera sul palco piccolo dell’Alcatraz a Milano si esibiranno tre gruppi che a tutti gli effetti hanno qualcosa in comune fra loro, sto parlando degli Hammerfall, con il loro sound che fonde elementi power, epici e classici con chiari riferimenti agli eighties, dei Krokus, storico nome svizzero in ambito Hard-Rock/Metal, con all’attivo una nutrita discografia dal 1976 in avanti e dei The Poodles, nuovo nome che, come il precedente, suona un buon Hard-Rock con chiare influenze anni 80.
Ma andiamo per ordine.
Poco prima delle 20.00 salgono sul palco i The Poodles, che con 5 buoni pezzi scaldano l’atmosfera e vengono piuttosto apprezzati dal pubblico. L’audio si presenta già con il gruppo di apertura piuttosto buono e i 4 svedesi si sanno muovere bene facendo del loro meglio nel poco tempo a disposizione. Da rivedere e tenere d’occhio sicuramente.
Dopo il cambio palco, passate da poco le 20.30 ecco che sale sul palco la storia, gli svizzeri Krokus, formatisi nel 1974 e con ancora tanta voglia di suonare.
L’energia si scatena subito dalle prime note di apertura con la canzone “Heatstrokes” da “Metal Rendez-Vous” del 1980, seguita dall’efficace pezzo “Hellreiser” dall’omonimo album del 2006, così come la power-ballad “Angel Of My Dreams” a seguire.
Si va avanti con un pubblico carico ed incitante con la canzone “Bad Boys-Rag Dolls” dall’album “One Vice At The Time” del lontano 1982, per passare poi al superclassico “Screaming In The Night” da “Headhunter” del 1983 e ritorniamo di nuovo indietro al 1982 di “One Voice At The Time” con la conosciutissima hit “American Woman”; l’ hard-rock/metal di classe si fa sentire ed “Easy Rocker” da “Hardware” del 1981 continua ad infiammare la platea.
“Milano is a Rock City?” chiede Marc incitando il pubblico, cosicché da lì a poco ecco iniziare appunto “Rock City”, un classico sempre da “Hardware”.
Siamo alle battute finali e una degna conclusione ci viene proposta dall’ottimo pezzo “Bedside Radio” proveniente dal 1980 direttamente da “Metal Rendez-Vous”.
Arrivando alle conclusioni, davvero una buona performance degli svizzeri al loro ritorno in Italia dopo 18 anni, il pubblico ha apprezzato moltissimo lo show, così come il sottoscritto che li ha scoperti qui; la band si è fatta veramente onore con tutti i musicisti che han saputo tenere egregiamente il palco, con un buon sound che ha aiutato molto. I classici del passato così come le songs più recenti hanno completato una scaletta che seppur breve ha lasciato soddisfatti i più, anche se questa band meriterebbe ben più tempo a disposizione. Grandi e da rivedere di nuovo.
Ecco che quindi dopo le 21.30 circa sale sul palco il gruppo principale della serata, gli svedesi Hammerfall, forti di una nuovo uscita discografica nel 2006 e qui anche per presentare alcune nuove canzoni; il concerto, dopo l’intro, inizia per l’appunto con l’opener dell’ultimo lavoro, “Threshold”, per infiammare subito dopo il pubblico con la buona “Templars Of Steel”, un’altra opener, stavolta proveniente da “Renegade” del 2000.
Non si può prendere fiato che subito si continua con l’inno “Riders Of The Storm”, traccia di apertura di “Crimson Thunder” del 2002 che il pubblico accoglie molto calorosamente, da qui poi si passa a “Legacy Of Kings”, titletrack dell’omonimo album del 1998 e alla nuova e piacevole “Rebel Inside” dall’ultimo “Threshold”.
Il buon concerto procede con “Blood Bound” da “Chapter V: Unbent, Unbowed, Unbroken” del 2005 e appunto quinto album del gruppo, che precede l’immancabile solo di batteria del simpatico Anders Johansson, che si cimenta anche in siparietti con il pubblico arrivando anche a battere le bacchette sul microfono di Stefan, nonchè ad accennare alcune musichette famose come ”The Adams Family”.
Rientra Oscar e da il via alle note della seguente “Raise The Hammer”, traccia strumentale proveneinte da “Renegade” del 2000, che apre per “A Legend Reborn” sempre dallo stesso album; si sente un rombo, una motocicletta, il pubblico si scalda ulteriormente ed ecco partire a raffica la titletrack “Renegade”, canzone tra le più amate della band e suonata molto bene.
“Let The Hammer Fall” da “Legacy of Kings” precede un guitar solo di Oscar, che assieme alla band rientrante dà il via a un altro pezzo recente, “Reign Of The Hammer” da “Threshold” dell’anno scorso; ritorno al passato poi con “Hammerfall” dal primo album “Glory To The Brave” dell’ormai lontano 1997.
I nostri come ormai quasi tutti i gruppi fanno la finta di finire qui il concerto, ma ecco che rientrano pochi minuti dopo per altri quattro pezzi dal loro nutrito repertorio, quindi spazio al nuovo con “Natural Hight”, al 1997 con la canzone che dà il nome al loro primo album “Glory To The Brave”, 1998 da “Legacy Of Kings” il buon pezzo “Heeding The Call” e per finire la canzone che tutti volevano, cantata a squarciagola da tutto il pubblico uno dei migliori pezzi della band a mio parere, sto parlando di “Hearts On Fire”, da “Crimson Thunder” del 2000.
Tutto il gruppo non si è risparmiato per incitare il pubblico, muovendosi per tutto il palco, salendo e scendendo dalla struttura dell’immensa batteria (dieci casse con le lettere del nome Hammerfall), Magnus sempre “On Fire” con il suo basso ha corso per tutto il palco, Stefan e Oscar funambolici alle chitare, ottima prestazione vocale del buon Joacim Cans e per finire buona prestazione per Andreas dietro le pelli; si son dimostrati tutti dei veri professionisti del settore.
E’ giunta veramente la fine per questa serata, la gente se ne va soddisfatta per tutti e tre i gruppi, anche grazie ai suoni che si sono assestati su buoni livelli per tutto il concerto, plauso quindi ai fonici di questa sera che hanno fatto un buon lavoro. Ho apprezzato molto il concerto pur non essendo gli Hammerfall una delle mie band preferite, ed ho scoperto gli ottimi Krokus e i validi The Poodles, quindi serata sicuramente positiva su tutti i fronti, forse tranne la quantità di pubblico, non troppo numeroso e arrivato circa alle 500-600 unità.
Al prossimo concerto.
Foto:
Hammerfall
Report a cura di Marco "Mac" Brambilla
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