Sarà una lunga serata quelle che ci appestiamo a raccontarvi. Nel fresco clima del primo martedì di primavera passa dal Rolling Stone di Milano il tour che riporta in Italia, per la prima volta dopo la reunion i leggendari Celtic Frost. Per l’occasione la band svizzera ha il ruolo di co-headliner con i tedeschi Kreator e sarà supportata da Watain e Legion Of The Damned.
Il sempre ingrato compito di opener spetta ai blackster svedesi Watain di cui posso raccontare ben poco essendo arrivato nel locale quando la loro esibizione era ormai agli sgoccioli. Ho potuto comunque apprezzare l’ottima Sworn To The Dark, tratta dal recente ed omonimo album, come pure l’ottima presenza scenica con il palco riempito di candele e croci rovesciate.
Dopo di loro è il turno dei quattro ragazzi olandesi che compongono i Legion Of The Damned. La band grazie al suo thrash di ottima fattura, anche se poco originale, come ho già sostenuto in tema di recensioni, è riuscita a ravvivare il pubblico che pian piano stava riempiendo il locale. Dopo l’apertura con la titletrack dell’ultimo lavoro, Sons Of The Jackal la band di Maurice ha proposto pezzi pescati da entrambi i loro due album come Diabolist, Undead Stillborn e Legion Of The Damned. Anche se non sono un loro fan e non apprezzavo molto i loro lavori su disco, devo ammettere che in sede live ci sanno fare e anche le canzoni migliorano sensibilmente.
Finalmente, dopo un lunghissimo sound check, ecco tornare a calcare un palco italiano Tom G. Fischer con i suoi Celtic Frost. La scenografia minimalista composta solo dal enorme telone raffigurante la cover dello storico album To Mega Therion, si sposa perfettamente al nuovo look della band: vestiti neri, abbastanza eleganti, e un sobrio face painting. L’inizio con Procreation (Of The Wicked) ha subito esaltato il pubblico che ha cantato i ritornelli accompagnando Tom ed ha accolto i numerosi incitamenti del bassista Martin. Poi altri tre pezzi storici (Vision Of Mortality, Circle Of The Tyrants e The Usurper) eseguiti in serie e in maniera sublime hanno messo in mostra una band che nonostante abbia abbandonato tutto ciò che la circondava in passato non ha assolutamente perso lo smalto che aveva negli anni ’80. Difatti anche sulle canzoni tratte dal recente Monotheist, come Ain Elohim la prestazione del combo rosso-crociato è impeccabile, anche se la proposta musicale è notevolmente differente. Con Into The Crypts Of Rays, l’opener di Morbid Tales, album del lontano 1985 si tocca l’apice dello show, che poi viene chiuso con la lenta e lunghissima Sinagoga Satanae che per il sottoscritto è stata un’agonia di 14 minuti.
Agonia letteralmente spazzata via dal devastante thrash dei teutonici Kreator che con un grande prestazione, come loro solito, hanno scatenato il pogo nelle prime file. Sull’intro The Patriarch Mille e compagni si presentano on stage accolti da un boato. Violent Revolution e Pleasure To Kill proposte in rapida successione sono una doppietta scavezzacollo. Poi si va a pescare a piene mani dall’intera discografia, ma senza per questo calare di tono, anzi, i Kreator dimostrano ancora una volta, se per sbaglio ce ne fosse ancora bisogno, di dare l’anima sul palco, con l’ormai non più ragazzino Mille a farla comunque da padrone. L’invidiabile e instancabile frontman non perde occasione di incitare e interagire, a volte dilungandosi pure troppo, con i suoi fans. Dopo Reconquering The Thronen si ha la consueta pausa che permette alla band di rifiatare prima di tornare sul palco del Rolling Stone per chiudere l’ottima prestazione con Impossible Brutality, seguita dalla tipica accoppiata Flag Of Hate – Tormentor.
Se gli headliner della serata erano due il motivo c’era, sia Celtic Frost che Kreator sono due band di altissimo profilo e questo concerto non ha fatto altro che confermare le aspettative. Leggende.
Report a cura di Dimitri Borellini
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