Come di consueto nel periodo più freddo dell'anno (quest'inverno poi particolarmente rigido un pò ovunque) arriva l'appuntamento con la Finnish Metal Expo, o Helsinki Metal Meeting come è stato ribattezzato l'evento da un paio d'anni per distiguerlo dalla esposizione vera e propria.
In forma un pò diversa dall'edizione precedente (più clinics, meno show secondari, meno band straniere), forse un pò anche ridimensionato, il festival raggiunge comunque il tutto esaurito, ovvero 5000 spettatori paganti, nella prima giornata, andandoci molto vicino anche al secondo giorno.
Venerdì 19:
Ma il festival vero e proprio ha inizio dopo l'Industry Day e la serata dei Finntroll al Nosturi, all'alba delle tre e mezza pomeridiane del venerdì: il compito di aprire l'HMM 2010 spetta a Tuomas Saukkonen e Kai Hahto, cantante/chitarrista dei Before The Dawn il primo, batterista di Wintersun e Swallow The Sun tra gli altri il secondo.
I due si esibiscono in una clinic “interattiva”, in cui raccolgono suggerimenti dal pubblico, spesso finendo in qualche scena comica, pur esibendo comunque la loro tecnica (Kai Hahto in particolare, e per buoni motivi, è piuttosto stimato dai suoi compatrioti).
A seguire tocca invece a quelli che sono sempre più spesso i portavoce del folk metal finlandese all'estero, con una mossa infatti esplicitamente mirata a far arrivare il pubblico più presto, salgono sul palco i Korpiklaani.
Personalmente mi è capitato ormai quasi fin troppe volte di vedere la band di Jonne Järvelä in azione, e la formula è sempre la stessa, i soliti brani molto “easy-listening” su cui il pubblico si può mettere a ballare e danzare di fronte al palco, a partire dall'iniziale “Vodka”, singolo dell'ultimo disco (che pare aver rimpiazzato la buona vecchia “Beer Beer” nei set dal vivo).
Gran parte dello show è dedicato all'ultimo “Karkelo”, mentre il pittoresco clan della foresta fa la sua buona figura divertendo i presenti. Scontato che si scatenasse il finimondo per “Happy Little Boozer”, mentre tra una birra e quattro salti qua e là quest'ora passa abbastanza in fretta.
Appena finito il concerto dei Korpiklaani c'è giusto il tempo di dare un'occhiata alla clinic del chitarrista Euge Valovirta (Suburban Tribe, Godsplague), che però non si rivela essere così interessante, così colgo l'occasione per curiosare tra gli stand prima che inizino i Kiana.
La giovane band, influenzata dal Death melodico svedese e dal Thrash made in USA, stona leggermente con l'atmosfera allegra e festaiola creata dal “clan della foresta”, e si presenta con il suo primo full-length, rilasciato lo scorso anno, ed intitolato “Abstract Entity”. Uno show tutto sommato senza grossi sussulti, sulla linea di band come In Flames e soci, anche se la formazione si comporta comunque bene sul palco dell'HMM, pur con un pubblico senza dubbio inferiore, anche perchè il piatto forte della giornata è atteso ancora tra quattro ore.
Come è ormai abitudine è il momento della live session di Lauri Porra, faccia di casa qui a questo evento dato che è diventato quasi un appuntamento fisso per il bassista degli Stratovarious. Tanto basta per riempire la piccola saletta del palco secondario, mentre dall'altra parte della Cable Factory ci si prepara per i russi [Amatory].
Conoscendo poco della scena musicale russa, non mi sarei mai aspettato di trovare che anche da quelle parti la moda metalcore ha avuto questo successo. Il gruppo di S. Pietroburgo infatti, quattro album e tre dvd alle spalle, sarebbe ben più adatto nel mucchio di quelle tante band “di tendenza” negli States, piuttosto che nel paese sovietico. Non essendo per niente il mio genere ne approfitto quindi per passare tra qualche meet&greet con Hypocrisy alla EMP e Marco Hietala allo stand King Foo. E proprio il barbuto bassista/cantante si ritrova qualche momento dopo a farsi intervistare dal vivo davanti ai fans al Musamaailma stage (il palco piccolo).
Un sapore più classico viene invece dai Doom Unit, band nonostante il nome dedita più ad un heavy metal tradizionale, seppur non mancano influenze hard rock settantiane. Setlist concentrata sul loro unico disco, “Cross The Line”, e buona prova nella mezz'ora a disposizione. Non lasciano magari il segno, ma portano a casa la pagnotta in ogni caso. Bella prestazione sul palco da parte soprattutto di Chris e Nahka, un pò più statico il singer Jape.
Nella mia ricerca di qualcosa di commestibile da mettere sotto i denti mi perdo i Rage My Bitch, ma si torna al main stage appena in tempo invece per i V For Violence, gruppo emergente della sorprendentemente florida scena emo-rock finlandese. Ben lontano dai miei gusti personali, mi astengo dal giudicare la prestazione del gruppo di Helsinki, anche se quando il cantante ha un atteggiamento simile ad un certo Till Lindemann, e nella formazione figurano elementi come Mr. Kock and Mr. Kunt, ho già detto abbastanza...
Ma dopo circa mezz'ora finalmente quello che è il gruppo più atteso della giornata si presenta in scena: Peter Tågtgren ed i suoi Hypocrisy, dopo la mancata presenza di supporto agli In Flames lo scorso Dicembre, si ripresenta sul palcoscenico finlandese mentre ancora prosegue il tour di supporto all'ottimo “A Taste Of Extreme Divinity”.
E' infatti dal nuovo disco che si comincia con la nuova “Valley Of The Damned” ed un altro brano di ottima presa come “Hang Him High”. Purtroppo qualche problema di volumi e altre imperfezioni tecniche intaccano un pò l'esibizione del gruppo svedese, ma il pubblico non se ne preoccupa affatto, e devo dire che il concerto è comunque ben più che apprezzabile.
Un salto al disco autointitolato con “Fractured Millenium” per poi tornare più avanti con “Eraser”, precede un medley composto dai classici “Pleasure Of Molestation”/Osculum Obscenum”/”Penetralia”, giusto per dare un'idea di quanto la setlist odierna, pur compressa in un'ora, cerchi di accontentare un pò tutti.
Imperfezioni sonore a parte c'è da dire che Peter e compagni sono comunque in buona forma, e le martellate di Horgh alla batteria riecheggiano potenti per il locale mentre i tre davanti fanno roteare freneticamente i lunghi capelli. La sala è completamente piena, tanto che si fa una certa fatica a muoversi, ed intanto si passa per brani trascinanti come “Let The Knife Do The Talking” e la nuova “Weed Out The Weak”, per concludere questa prima parte con “Fire In The Sky”.
Non poteva mancare nell'encore “Roswell 47”, ma per mancanza di tempo a chiudere non è “The Final Chapter” ma “Warpath”. Questa, ed altri brani che sarebbe stato interessante vedere proposti dal vivo, è la conseguenza dei tempi piuttosto ristretti che concede questo festival. Alla fine pare che il concerto si sia rivelato comunque un successo per i tanti fans presenti (ricordiamo il soldout).
Il concetto di “tempi ristretti” però non si addice proprio ai Satyricon. Venti minuti di ritardo (ormai la norma per gli show di Satyr & co.), e la security per farsi scortare in quei 3-4 metri necessari per raggiungere il palco sono solo un paio di esempi dell'atteggiamento da rockstar dei norvegesi.
Sul palco ovviamente è tutto diverso, il singer è ben più amichevole verso il pubblico e c'è da dire che nonostante tutto quando si tratta di fare musica il gruppo ci sa fare, dando buona prova di sè tra una “The Wolfpack” e “Now Diabolical”, con Satyr che si tiene sempre stretto il suo tridente portandoselo a spasso per il palco.
Altri brani da “The Age of Nero” sono “Black Crow On A Tombstone” e l'opener “Commando”, tra gli incitamenti degli spettatori che si trovano riproposti anche ovviamente pezzi più datati come “K.I.N.G.”, “Forhekset”, e “Fuel For Hatred”. Come invece spesso ripetuto ultimamente nelle interviste dallo stesso Satyr, niente “Mother North”, iconica traccia della formazione scandinava, che pare stia cercando di cambiare pelle.
In fin dei conti uno show intenso e potente, che fa in parte perdonare il ritardo di esecuzione. In parte, perchè è proprio per questo inconveniente che mi tocca saltare l'intero concerto degli Amorphis, così da riuscire a prendere l'ultimo autobus ed evitare di passare la notte ad oltre -20 gradi sotto la neve.
Setlist Hypocrisy:
01) Valley Of The Damned
02) Hang Him High
03) Fractured Millenium
04) Eraser
05) Pleasure Of Molestation / Osculum Obscenum / Penetralia
06) A Coming Race
07) Let The Knife Do The Talking
08) Weed Out The Weak
09) Fire In The Sky
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10) Roswell 47
11) Warpath
Foto Venerdì:
Satyricon
Hypocrisy
V For Violence
Doom Unit
Marco Hietala Experience
[Amatory]
Lauri Porra
Kiana
Euge Valovirta
Korpiklaani
Tuomas Saukkonen feat. Kai Hahto
Report a cura di Marco Manzi
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