Anche quest'anno organizzato all'Alcatraz di Milano, l'italian Gods of Metal dovrebbe riunire le realtà più interessanti del panorama nostrano in ambito Heavy, cosa che purtoppo è avvenuta in maniera alterna, almeno per quanto mi riguarda, ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa ci ha offerto la domenica meneghina...
La prima band che abbiamo il piacere di osservare, sono i piemontesi Atreides, fautori di un Heavy dai toni epici e battaglieri che non manca di scaldare i cuori dei pochi Defenders presenti ad inneggiarli in mattinata, ancora senza un contratto discografico, auguro loro di poter avviare al meglio anche la produzione di dischi in studio, data la qualità espressa dalla compagine di Cuneo.
Dopo gli In Tormentata Quiete che, a mio avviso, sarebbero andati bene in un contesto più di nicchia, tale è l'impronta black e decadente che pervade l'ostico sound del gruppo, passiamo ai Trick Or Treat, power metaller modenesi, capaci di rallegrare i fans, grazie al divertente e scanzonato Helloween-style proprio della band emiliana, navigati anche sulle assi del palco e che hanno in Alessandro Conti un frontman di tutto rispetto, sia per le doti vocali che per quanto riguarda la presenza scenica!
Salto a piè pari gli Infernal Poetry, dato che già in partenza, la mia ottusità (o ortodossia?) musicale, non mi permette di apprezzare un genere così estremo ma, a mio avviso, maledettamente privo di feeling, feeling che invece, ci viene elargito a piene mani dalla Strana Officina, veri headliner di questo italian Gods of Metal, come dimostrato dall'affluenza di persone sotto lo stage e dall'entusiasmo degli stessi, anche solo dopo i miseri 45 minuti concessi ai nostri veterani.
Ad ogni modo Bud & Co. Sono carichi a mille come al solito, spaziando dal nuovo e stupendo “Rising To The Call”, con tre estratti e, arrivando a commoventi classici dell' Heavy Metal italico quali “Autostrada Dei Sogni”, “Viaggio In Inghilterra” o ancora “Profumo Di Puttana”, che ci mostrano come i cugini Cappanera siano più che degni di raccogliere l'eredità lasciata da Fabio e Roberto, dimostrando ancora una volta di possedere tecnica, grinta e tenacia, semplicemente più di una band!
Anche se fuori contesto, devo dire di aver gradito parecchio anche i Raw Power, storico act Hard Core da Reggio Emilia, capace di “tuonare” i malcapitati ascoltatori con le usuali killer tracks, dalla durata massima di 2 minuti circa, nelle quali un evergreen Mauro Codeluppi ha sputato la sua eterna rabbia contro le convenzioni, encomiabili!
Ci rilassiamo le orecchie con i successivi Labyrinth, eleganti e preparatissimi come sempre e, con la sorpresa di aver ingaggiato per l'occasione addirittura Sergio Pagnacco, bassista dei liguri Vanexa e di certo prime mover di ciò che fu, almeno qui da noi, l'Heavy Metal negli 80's.
Tornando alla band, non si può restare che basiti ogni volta di fronte alle doti canore di Roberto Tiranti, ugola capace di ammaliare grazie alla soavità e ai toni alti che la contraddistinguono e, inoltre che ottimamente si amalgama col power progressivo dei Labyrinth stessi.
Altro colpo al cuore, altro mito, gli Skanners da Bolzano, attivi da quasi e trent'anni ma adrenalinici giovanotti quando calcano un qualsivoglia palco.
Infatti Claudio “The Undertaker” Pisoni, ha fatto intendere che non è ancora tempo di lasciar spazio ai giovani, facendosi trovare in splendida forma e, cercando a più non posso di coinvolgere i presenti, con capolavori del calibro di “TV Shock”, “Rock Rock City” o le più nuove “Serial Healer” e “Welcome To Hell”.
Col rientro di Dino Lucchi al basso e la una delle chitarre salda nelle mani di Fabio Tenca, gli Skanners sono per 3/5 in formazione originale, formazione super rodata che, ripeto, ci regala uno show infuocato e decisamente senza compromessi, con una chicca finale, la freschissima e anthemica “Hard & Pure”, che andrà sul prossimo album della band, INOSSIDABILI!!!
Dopo tanta abbuffata di duro e puro Heavy Metal, non posso assolutamente fare a meno di scansare i tribolati Sadist, per prepararmi al massacro che ci offriranno i Thrashers Bulldozer, vera istituzione in ambito estremo, in italia e non solo...
A.C. Wild si presenta in tenuta da predicatore, con tanto di leggio, per sciorinare la sua caustica ironia su di noi, poveri adepti, sostenuto dal fido Andy Panigada alla chitarra, oltre che da una line up di violenti e maniacali musicisti, che danno un contributo non da poco al wall of sound dei Bulldozer.
Ci colpiscono a raffica songs storiche quali “Ilona The Very Best”, “The Derby”, “Minkions”, o ancora “Whisky Time” e “Final Separation”, che unite alle nuove schegge di violenza, avvalorano ancor di più lo status di cult band, da sempre goduto dai Bulldozer, they're back, better run for cover!!!
Siamo giunti al termine di questa manifestazione, con il saluto di Pino Scotto, abitualmente svociato e polemico, ma con ancora tanta tanta voglia di fare del sanguigno Hard Rock, capace di trattenere i meno stanchi fino all'ultima nota, grazie anche ai frequenti excursus che vanno a bastonare questa o quella istituzione, questo è Pino, prendere o lasciare!
In definitiva un bel concerto per quanto riguarda alcune band, per altre invece, solo il tempo ci dirà quanto vale la pena ascoltarle e convocarle per show di così ampia portata, quando invece ci sono realtà ben più genuine e fruibili che farebbero carte false per poter suonare insieme a idoli nazionali quali la Strana Officina, gli Skanners e i Bulldozer, trio che ha messo tutti d'accordo durante questa giornata milanese!
Report a cura di Alessio Aondio
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