L’European Killfest approda anche al Live di Trezzo Sull’Adda, il locale si fa trovare gremito ed in grande spolvero sonoro, approccio doveroso verso le grandi bands che andranno ad esibirsi in questa serata di marzo.
Il compito arduo di scaldare i presenti è affidato ai belgi AFTER ALL, formatasi addirittura nel 1988 ma mai entrati di diritto nel novero delle Thrash band “che contano”.
Nella mezz’ora a disposizione infatti, il quintetto di Bruges non lascia il segno, mescolando invano riffing di scuola Slayer con vocals (apprezzabilissime tra l’altro!) stile US Power ma, il tutto con un flavour che strizza troppo l’occhio alle nuove sonorità...
In definitiva gli After All dovrebbero seguire una sola strada, canalizzando le loro energie su un genere ben preciso, atto magari a far risaltare la possente ugola di Sammy Peleman, chance sprecata!
Cambio di registro per i veterani HEATHEN, una delle tante “underrated bands” della gloriosa Bay Area che fu, tornati alla grande due anni or sono, con “The Evolution Of Chaos”, disco che troppi gruppi più blasonati di loro non si sognerebbero di scrivere nemmeno se baciati dallo Spirito Santo!
Durante gli (SCANDALOSI!) trenta minuti di show, Lee Altus & Co. sciorinano tutta la loro classe, condensata in soli quattro brani, tratti dall’ultima fatica discografica.
Anche se il rammarico di non poter sentire di nuovo cavalli di battaglia quali “Death By Hanging” o “Goblin’s Blade” è tanto, nulla si può eccepire di fronte alla compattezza espressa dal manipolo californiano, che con “Dying Season”, “Control By Chaos”, “Arrows Of Agony” e la lunga ed intricata “No Stone Unturned”, ci fanno capire che Thrash significa anche tecnica e classe!
Un plauso speciale al singer Dave White che, oltre ad essere un ottimo frontman, in forma e coinvolgente, alla fine delle ostilità si è prestato anche come “commesso”, alla vendita del suo (e anche quello degli Over Kill!) merchandising, potendo così raccogliere i meritatissimi complimenti, Heathen... avercene di gruppi così!
Pur non amandoli in particolar modo e, non essendo nemmeno dei mostri di simpatia, devo riconoscere che quando il trio DESTRUCTION sale sulle assi del palco, l’atmosfera si fa violenta e tremendamente focosa, risultato delle mitragliate costantemente inflitte dalla ciurma di Schmier.
Tra nuovi e vecchi classici, i malvagi Thrasher teutonici riescono nel loro intento, ammazzare di pogo ed headbanging i malcapitati fans, che li acclamano dalla prima all’ultima nota, non facendo realmente prigionieri!
Anche perchè, per chi adora la loro monoliticità, è impossibile rimanere immobili su brani quali “Curse The Gods”, “Mad Butcher”, “Bestial Invasion” oppure le nuove venute, pregne della stessa furia, come “Nailed To The Cross” o “Thrash Till Death”, tutte gridate dal bestione infernale Schmier, accompagnato dal fido segugio baffuto, il folletto Sifringer alla sei corde.
Lasciata da parte la letale ma statica performance dei tedeschi, è ora di headliner, è ora di OVER KILL, act che non avrebbe bisogno di presentazioni, grazie alla quasi trentennale devozione alla causa del Thrash Metal, anche se meno estremo di altri, pur sempre foriero di emozioni al fulmicotone!
Apertura con la fresca “The Green And The Black”, che ci mostra immediatamente di che pasta sono ancora fatti Bobby Blitz, D.D. Verni e soci, nonostante la non più tenera età!
Basta poco per dominare la serata, infatti, le screaming vocals al vetriolo del fisicatissimo Blitz ci fanno tornare indietro nel tempo con “Rotten To The Core” e “Infectious”, brani ancora nel cuore di qualsiasi aficionado degli Over Kill, da lustri ormai sinonimo di coerenza e garanzia (tranne qualche episodio non entusiasmante) in ambito Thrash.
Da Brooklin con furore, i cinque della “Wrecking Crew” (uno dei loro pezzi simbolo, eseguito in un Live Club apocalittico!), compresi in nuovi acquisti, si dimostrano ancora una volta rodati ed in palla al massimo, grazie appunto anche alle rasoiate dell’accoppiata Linsk/Tailer e del martello pneumatico Lipnicki, di certo non il nuovo “Sid” Falck ma lo stesso un più che degno drummer di sedere su uno sgabello così incandescente.
Tornando alla scaletta, ce n’è per tutti i gusti ma, cito obbligatoriamente i capolavori che li fecero spiccare tra gli ’80 e i ’90, proiettili mortali del calibro di “Hammerhead”, “Hello From The Gutter” o ancora “Blood Money”, tutti interpretati alla grande da Bobby e dalle sue corde vocali intrise nel catrame!
Nondimeno, anche i pezzi di “Ironbound” ci lasciano soddisfatti, dato che sia la title track che “Give A Little” ben si prestano all’esecuzione live, il tutto prima che la sferzata “punk” di “Old School” ci lasci col fiato sospeso per l’immortale tripletta conclusiva.
Tra il sudore e la stanchezza generale riprendiamo conoscenza giusto quel poco che basta per stramazzare ancor più pesantemente al suolo quando Blitz, rientrato in scena con la consueta rincorsa, declama “Deny The Cross”, altra freccia avvelenata nel carniere Over Kill, seguita dalla deragliante “Elimination”, che personalmente mi leva qualsiasi speranza di uscire sano dall’evento Kill Fest!
Indiscusso finale con la cover di “Fuck You” degli Stiffs, più che una canzone in sé, una dichiarazione d’intenti per un gruppo che non ha mai abbassato né la guardia né i calzoni nel confuso mondo del music biz!
Il terzo dito al cielo per Bobby & D.D., immarcescibili alfieri dell’unico Thrash che si possa accettare come tale, questa è l’immagine finale di una gran bella serata, pur se in tempi ristretti (almeno per gli Heathen!), un mini festival ben riuscito sotto svariati aspetti, speriamo che gli organizzatori abbiano preso nota!
Report a cura di Alessio Aondio
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