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Lynyrd Skynyrd + Molly Hatchet - 6/13/2012 - Dieci Giorni Suonati, Castello Sforzesco - Vigevano (PV)

Grande serata di Southern Rock al Castello Sforzesco di Vigevano (PV), in occasione della rassegna musicale “Dieci Giorni Suonati” infatti, si sono esibiti i sempiterni Lynyrd Skynyrd in compagnia dei Molly Hatchet, semplicemente il meglio che possa offrire il genere in questione!
Nonostante l’evento infrasettimanale, un pubblico numeroso e parecchio eterogeneo almeno per l’anagrafe, affolla il parco vigevanese, anche durante l’esibizione degli acustici Betta Blues Band, che col loro Country/Blues scaldano a dovere l’ambiente.
Il tutto in attesa dei MOLLY HATCHET, storico act di Jacksonville (Florida), che mette subito in chiaro le cose eseguendo il classico “Whiskey Man”, posto in apertura di scaletta.
La rauca ugola di Phil McCormack ci guida attraverso i quarant’anni di storia del Rock Ribelle statunitense, che passa necessariamente dalla sei corde dell’inossidabile Dave Hlubek, unico membro originale rimasto, ma non per questo solo nel proporci ottima musica.
“Bounty Hunter”, “Gator Country” ed una “short version” di “Fall Of The Peacemakers” sono solo alcune delle perle sudiste in grado di emozionare come al primo ascolto i molti convenuti sotto al palco che applaudono senza sosta l’operato degli Hatchet, i quali si divertono e sudano per la causa come fossero ancora in tenera età.
Anche le nuove composizioni quali “American Pride” o “Been To Heaven – Been To Hell” rendono alla grande, nonostante l’assenza del veterano John Galvin alle tastiere, il (per oggi!) quintetto ci ha scosso a dovere, facendo esplodere di gioia l’audience ogni volta che il solista Bobby Ingram lucidava la sua ascia, col solito gusto intatto nel tempo.
Il finale di “Flirtin’ With Disaster” vuole solo essere un arrivederci per i Molly Hatchet, ancora grandi a dispetto dell’età e degli acciacchi, il perfetto allievo per il Maestro che sta per arrivare…
E’ ora quindi dei primi della classe, quei LYNYRD SKYNYRD bersagliati dalla sfortuna una volta raggiunto il successo ma che, per più di quattro decenni hanno portato in giro, per gli U.S.A. e per il mondo, il miglior Southern mai concepito da mente umana, tanto da essere considerati gli inventori di questo sound.
Johnny Van Zant, fratello del leggendario Ronnie, porta in scena uno show ineccepibile, sia per tracklist che per esecuzione, essendo coadiuvato da musicisti dall’indiscusso spessore, in primis Gary Rossington, l’unico ad aver vissuto per intero l’epopea degli Skynyrd.
“Workin’ For MCA”, “What’s Your Name” e “Saturday Night Special” non fanno che confermare l’amore che I fans nutrono tuttora per uno dei gruppi Rock dal passato più travagliato ma che, indipendentemente dalle vicissitudini, ha raccolto intorno a sé un clan di ottimi strumentisti, così da poter tramandare alle generazioni future il sensazionale bagaglio di hit scritte negli irraggiungibili 70’s.
Sarebbe scandaloso omettere il feeling trasmesso dalle chitarre di Matejka e soprattutto di Rickey Medlocke (ex frontman dei magnifici Blackfoot), vecchia conoscenza della band anche all’epoca d’oro ma, dal ’96 in pianta stabile nei Lynyrd, impegnato anche nei cori, conferma la sua infinita perizia sia con le mani che con la voce, una garanzia immortale!
I momenti più emozionanti e, probabilmente i più attesi anche per il pubblico italiano, coincidono con i brani più melodici scritti dal gruppo anch’esso proveniente da Jacksonville, parlo di canzoni da pelle d’oca della caratura di “Simple Man” o “Tuesday’s Gone”, con i primi sentori di commozione da parte di noi tutti!
Andando avanti e realizzando di trovarci praticamente dinanzi ad un best of show, ci dimentichiamo anche della abbondante pioggia caduta tra l’esibizione dei Molly Hatchet e l’inizio degli Skynyrd stessi, ringraziando invece il cielo che qualcuno possa ancora trasmettere certe fortissime emozioni dalle assi di un palco.
Forse è superfluo sottolineare il gran finale di questa indimenticabile serata, con “Sweet Home Alabama”, singolo senza tempo che è stato capace di valicare i confini di genere, diventando, sì per notorietà un brano “pop” ma, senza dubbio un diamante del Rock per tutti coloro che si approcciano alla discografia dei Van Zant.
Johnny, avvolto nella Bandiera Confederata, continua a dedicare canzoni al fratello scomparso con l’indice alzato, facendo gioire i presenti e, in taluni casi, rigando le guance di molti tra i più attempati i quali, sono consapevoli che con “Free Bird” si chiuderà un’altra esaltante dimostrazione di Rock “made in Dixie”.
La prolungata versione live del sopracitato capolavoro, pone la scritta “The End” sull’elettrizzante show della all star band americana, sostenuta alla grandissima dal ritmo indiavolato imposto dal drummer Michael Cartellone ed accompagnata dagli essenziali tasti di avorio del preparato Peter Keys (un cognome una garanzia!).
Presentazioni e saluti espletati, i Lynyrd Skynyrd si congedano e, più dei comunque insindacabili Molly Hatchet, ci hanno accompagnato su su fino al Paradiso del Southern Rock, rincuorandoci sul fatto che nessuno potrà estinguere l’orgoglio di questi Ribelli!


Foto:

.: Lynyrd Skynyrd:.



.: Molly Hatchet:.




Report a cura di Alessio Aondio

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