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Colony Open Air 2017 - 7/22/2017 - PalaBrescia - Brescia

Sul Colony Open Air è stato detto e scritto di tutto e di più. Quello che è certo è che il festival ha dovuto lottare con cambi di location , permessi negati, burocrazia, pregiudizi e altri problemi.
L’elevato livello della proposta delle band unito all’impegno degli organizzatori ha fatto si che in qualche modo l’evento si sia potuto svolgere, passando da festival outdoor a indoor (questo col senno di poi non è stato poi tanto un male) e portando tutte le bands ad esibirsi su un solo palco, dovendo così però accorciare le set list (questo invece non è certo da considerarsi positivo almeno così hanno potuto suonare tutti quanti).
Dopo i controlli di rito, a dire il vero più simili a quelli di un aeroporto internazionale che ad un evento musicale, entriamo nell’area concerti mentre sul palco stanno per esibirsi i bresciani, e quindi di casa, In.Si.Dia..
Il supporto dei fans, soprattutto quelli locali che seguono la band sin dagli esordi, è ammirevole. Un thrash cantato in italiano, che viene ben accolto come nel caso del nuovo brano "Il Mondo Possibile" ripescato dall’ultima fatica "Denso Inganno".
Subito dopo, il cambio palco è degno di un pitstop di formula uno, tocca agli Hell, una vecchia conoscenza che attira molto pubblico.
L’act britannico capitanato da un iperattivo David Bower che in meno di 45 riesce a dare il meglio di sé presentando brani del calibro di "The Quest", "The Age of Nefarious" e la sempre ben riuscita "Blasphemy and the Master" eseguita a suon di flagellazioni con il suo simpatico siparietto.
Anche gli olandesi Asphyx possono essere considerati una band storica, attivi sin dai primi anni 90 sono stati tra i pionieri del death metal più violento e senza compromessi. Ancora in forma come ai tempi degli esordi, se non forse ancora meglio, Martin van Drunen e compagni offrono una prova egregia dimostrandosi come quei "tritacarne" di cui godono la nomea da oltre 20 anni.
Il palabrescia viene scosso sin dalle fondamenta da "Vermin" a "Last one on Earth". cambiamo genere, continente e passiamo ad un’icona del metal classico del paese del Sol levante. Il quartetto nipponico dei Loudness nonostante questo sia il tour per celebrare gli oltre 30 attività, ha ancora la stessa carica ed energia di una band agli esordi, regalando una performance indimenticabile, sebbene la performance si leggermente penalizzata da qualche problema di suoni.
sebbene anche la loro set list sia stata in parte "amputata" le canzoni proposte ripropongono alcune tra le tappe più importanti della band, come "Heavy Chains", "Let it Go" o "S.D.I.". Impeccabile la prova alla chitarra del mitico Akira Takasaki che regala dei fantastici guitars solos.
La set list dei Death Angel subirà un taglio ancora più marcato, la band californiana infatti decide di utilizzare il proprio backline sottraendo così minuti preziosi ad uno show già di per sé ridotto.
Mark Osegueda e compagni riescono comunque a regalare una buona performance, anche se davvero ridotta all’osso aprendo con "The Ultra Violence" e chiudendo con "Thrown to the Wolves", più altre quattro songs nel mezzo tra cui "Evil Priest". Speriamo che durante il tour con Testament e Annihilator lo show abbia una durata confacente al livello di una band di questo calibro. Restiamo oltre oceano e sempre in campo Thrash, non avevo mai avuto la fortuna di vedere i Demolition Hammer dal vivo.
Il terzetto newyorkése prende il meglio della propria discografia, un pubblico assetato di metal, mette tutto in centrifuga e regala 45 minuti di devastazione. Alla fine nemmeno le numerose cicale presenti nel parco del palazzetto non oseranno più emettere un suono. Si dice che alcuni riff di "Skull Fracturing Nightmare", "Neanderthal" e "44 Caliber Brain Surgery" ancora oggi riecheggino nelle strade di Brescia.
Si arriva alle posizioni alte del running order, siamo sempre nel nuovo mondo ma un pò più a nord, in Canada, il trio questa volta è quello degli Exciter una delle poche formazioni il cui volcalist è anche batterista. Dan Beehler e John Ricci due nomi e una garanzia, offrono uno dei migiorli show della giornata aprendo senza pochi fronzoli con "I Am the Beast". chi ancora era in coda per birra o per il cibo fa subito ritorno nel tendone principale per non perdersi "Violence & Force" o "Iron Dogs" o i mitici assoli di Mr. Ricci.
Due capolavori assoluti, "Heavy Metal Maniac" e "Long Live the Loud" chiudono questo spettacolo indimenticabile!
Qui poi succede qualcosa, ci si aspettava lo show dei finlandesi Wintersun invece sul palco compaiono i Sacred Reich, per la seconda volta in Italia dopo un anno per il tour celebrativo dei 30 anni di "Ignorance".
Starnamente, o forse solo per motivi di tempo, solo quattro brani, i più importanti, vengono ripescati dal disco d’esordio.
Si apre infatti con la title track "Ignorance" per poi proseguire con "Administrative Decisions", ma poi si passa anche a brani più recenti ma che non possono certo essere omessi da una scaletta che si rispetti come "Surf Nicaragua" o "The American Way".
Phil Rind e Wiley Arnett sono sempre i trascinatori del gruppo il primo con la sua stazza e la voce inconfonbile il secondo con uno stile del tutto personale alternando riff ad interazioni con il pubblico.
A questo punto tocca davvero ai Wintersun, la gente va a mangiare e molti non tornano più indietro. La proposta dell’act finnico è ahimé quanto di più distante dal tema di questa prima giornata, lo zoccolo duro dei metal heads preferisce per cui rifocillarsi per poi potersi godere appieno la perfomance finale degli headliner.
Restano dunque solo i fans più sfegatati, qualche curioso e gli irriducibili della transenna che a fine festival dovranno essere "dissaldati" da quest’ultima.
Il quintetto capitanato da uno dei membri fondatori degli Ensiferum, Jari Mäenpää, presenta il nuovo disco "The Forest Seasons", terzo studio album in 14 anni, non si può certo dire che Mäenpää sia un autore prolifico ma quando si mette all’opera lascia il segno proponendo una release particolarmente articolata ma che si riesce ad apprezzare sia ascoltandola dal proprio stereo che in sede live.
Il primo giorno sta per volgere al termine, gli headliner stanno per arrivare, il pubblico, tutto, ritorna ad asseragliarsi nel tendone per l’ultima grande performance.
Sul palco giochi di luce e fumo mentre l’intro "Choir of the Damned" preannuncia l’arrivo dei Kreator!
Petrozza e compagni non perdono tempo, tra l’altro quest’ultimo appare visibilmente scocciato, non si capisce per cosa, ma restando comuque professionale ed incazzato al punto giusto offre uno show degno del moniker che la band porta in giro per il mondo dal lontano 1985.
Così parte una raffica di violenza pura con "Hordes of Chaos" seguita dalla mitica "Phobia". Le fiamme si sé, in Italia sono quasi sempre bandite dai palchi, ma la band non riununcia a "sparare" fumo, vapore, qualche sputacchio e altro ancora.
Così mentre passano "Satan is Real", il capolavoro "People of the Lie" o le più recenti "Phantom Antichrist" accompagnate da un’ottima "Enemy of God" e "Civilization Collapse", Sami Yli-Sirniö, Christian Geisle, il mitico drummer Ventor e ovviamente mr Petrozza ci regalano lo show degli show, quello che dura sempre troppo poco e non vorresti che finisse mai.
Ma putroppo passata "Pleasure to Kill" viene l’ora di abbandonare la locatio, il festival riprende domani. Ora un’ultima birra, da bere rigorosamente fuori dall’area del concerto, e poi tutti a dormire come fanno i bravi metallari giudiziosi.

Report a cura di Paolo Manzi

DOMENICA 24/07/2017

Causa problemi tecnici e tempistici non potrò essere esaustivo e fare il classico report, ma dare solo un semplice e veloce parere su quello che ho visto e sentito nella seconda giornata del Colony Open Air, ma voglio anche specificare di essere CON ORGOGLIO un soggetto che per il Comune di Brescia viene definito “poco raccomandabile”.
Oramai su questo festival si è detto di tutto e di più negli ultimi mesi, ma come finalmente è chiaro ci sono stati diversi problemi (chiamiamoli così…) sul versante burocratico, visto che si è pensato bene di mettere in tutti i modi i bastoni tra le ruote al povero Roberto.
Tutto sommato venire definiti “poco raccomandabili” da certi individui che infestano le Amministrazioni Comunali o altro non lo vedo come un insulto, visto che se per essere definiti “raccomandabili” vuol dire essere come loro, beh, mi tengo stretto quel termine “poco” davanti alla parola raccomandabile! Su questo aspetto mi fermo qui, tanto in rete sui social ecc… si trova di tutto e di più con anche documenti che attestano bene questa vergogna. Mi viene solo da ridere a pensare a quando ero più giovane, ove si parlava tanto in zona di Brescia dei vari Number One ecc… dove non c’era il problema della birra, era già troppo semplice passare direttamente ai trip e cionate varie, mentre per l’amministrazione dell’anno 2017 d.c. il problema è un pacifico festival metal che non vede più di qualche migliaio di partecipanti.
Altro aspetto che mi sento di rimarcare, qui non c’entra l’Amministrazione Comunale ecc…, sono i famosi “leoni da tastiera”. Per criticare c’è modo è modo, sicuramente alcune sono state anche costruttive e giuste, ma in molti casi si è superato il limite della decenza insultando e criticando comunque gente che stava facendo il proprio lavoro mettendoci del suo in termini di investimento e di faccia, alla fine stiamo parlando di un concerto, non di evitare una guerra nucleare. Purtroppo come spesso accade da noi l’affluenza è stata bassa, al di sotto delle aspettative, sia il primo giorno che il secondo di cui sto scrivendo, infatti è troppo semplice sempre criticare, criticare e ancora criticare in rete e poi quando è il momento non partecipare e avere pure da rompere ancora le palle, tutto cose utili come un culo senza il buco.
Ci sarebbero ancora troppe cosa da dire, ma non ho né il tempo né la voglia, semplicemente io alla fine mi sono divertito in entrambi i giorni, assistendo a diversi concerti di valore assoluto, ovvero l’unica cosa che mi interessava.
Ma passiamo alle mie brevissime impressioni riguardo la musica di domenica 23…

Ad aprire le danze è toccato ai Kaiserreich che hanno giocato in casa essendo di Brescia, la loro prova è stata discreta e nulla più, così come il loro black metal. Poi è arrivato il turno di diverse death metal band tutte made in Italy, partendo dal bel concerto dei Deceptionist con il loro brutal tecnico a quello più “ignorante” e classico degli Ulvedhar, anche loro autori di un concerto coinvolgente. Arriviamo poi a due pezzi da novanta come i romani Hideous Divinity e i genovesi Antropofagus che hanno fatto piazza pulita dei presenti, peccato solo per quest’ultimi che sono stati penalizzati in parte dai suoni soprattutto in fase iniziale. Da Malta, è poi stato il turno dei Beheaded, anche loro con la voglia di non fare prigionieri con il loro death metal moderno e violento, risultato direi raggiunto anche se qualitativamente non a livello dei precedenti Hideous Divinity e Antropofagus.
Veloce cambio di palco e a presentarsi sono stati gli olandesi Carach Angren, band autrice di un black sinfonico dalle tinte fortemente horror che, su disco, ho sempre trovato abbastanza noioso, però il concerto è stato coinvolgente e riuscito.
E’ poi toccato agli americani mythological occult metallers (come definiscono la loro proposta) Absu intrattenere con uno show di qualità più che buona il pubblico. Sicuramente non faccio una sparata nel dire che tra i più attesi di questa due giorni c’erano i polacchi Mgla, che finalmente tornano in Italia dopo aver, negli ultimi anni, rafforzato ulteriormente la loro fama . Il concerto è stato tra i migliori e ha reso giustizia a quella che è una delle migliori black metal band del nuovo millenio, impressionando positivamente anche chi normalmente non mastica certe sonorità. Per chi dice che il black è morto ecc…, beh, ascolti questi polacchi. Ci avviciniamo alla fine ed è il turno degli austriaci Belphegor, nome che passa piuttosto spesso da noi e che dal vivo è sempre una garanzia se si è alla ricerca di musica violenta e oscura. Come da copione un bel concerto che penso ha soddisfatto più di un presente.
Cambio di palco ed è il turno di un’altra macchina da guerra, sto logicamente parlando degli svedesi Marduk, anche loro molto seguiti a queste latitudini. Stesso discorso fatto per i Belphegor, stiamo parlando pur sempre di una garanzia dal vivo, tanto massacro e nessun prigioniero .
Giunge così la fine anche per questo Colony Open Air, che avrebbe dovuto vedere in chiusura i Morbid Angel, ma, come è ben stato reso noto, causa passaporti, la band americana ha cancellato tutte le date estive europee; difficile trovare un nome all’altezza ma quando becchi i Carcass tutte le polemiche cadono nel vuoto. Come sempre un’ottima prova quella del quartetto inglese, che suona e si diverte per un’oretta conquistando meritatamente tutti i presenti.

Non ho commentato i suoni a parte nel caso della prima parte degli Antropofagus perché mi sono sembrati mediamente buoni, certamente non sempre perfetti ma questo è normale. Così come confermo la media più che buona di tutte le esibizioni, chi più e chi meno ha offerto comunque un buon concerto .
Resta solo il rammarico per tutto quello che è successo a questa prima e ultima (come dichiarato da Roberto) edizione di questo festival. Un vero peccato perché non so quante volte capiterà di vedere un bill del genere dalle nostre parti. Tranquilli però, c’è sempre la rete per lamentarci che in Italia non si organizza mai niente! Vado a letto che è meglio.

Saluti da una "PERSONA POCO RACCOMANDABILE"

Report a cura di Max Garlaschelli

Report a cura di Paolo Manzi e Massimiliano Garlaschelli

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